Preoccupanti interrogativi sul recente furto delle opere di Antonello da Messina

Preoccupanti interrogativi sul recente furto delle opere di Antonello da Messina

Nadir Bisan, architetto amante dell’arte, già conosciuto al pubblico di Radio Atlanta per il suo contributo alla conservazione delle opere della Stazione Centrale di Milano durante la ristrutturazione del 2005-2010, ha scritto per noi questo articolo sul pittore siciliano che a ferragosto  è balzato all’attenzione delle cronache per la facilità di come 4 sue opere sono state trafugate dal MuMe di Messina.

Antonello da Messina è stato un pittore italiano del XV secolo, nato presumibilmente nel 1430 a Messina, in Sicilia, e morto nel 1479 a Venezia. La sua breve vita è stata segnata da un notevole contributo all’arte rinascimentale, in particolare alla pittura a olio.

L’opera “Uomo con turbante” di Antonello da Messina, creata tra il 1475 e il 1476, è uno dei ritratti più celebri dell’artista siciliano. Questo dipinto è noto per la sua straordinaria precisione nel dettaglio e per la capacità di Antonello di catturare la personalità del soggetto con un realismo penetrante.

L’opera “Uomo con turbante” di Antonello da Messina, creata tra il 1475 e il 1476, è uno dei ritratti più celebri dell’artista siciliano. Questo dipinto è noto per la sua straordinaria precisione nel dettaglio e per la capacità di Antonello di catturare la personalità del soggetto con un realismo penetrante.

Antonello iniziò la sua formazione artistica nella sua città natale sotto l’influenza della scuola fiamminga e italiana. La sua abilità nel dipingere con la tecnica ad olio, importata dai pittori fiamminghi, lo rese presto uno degli artisti più ricercati del suo tempo. Nel 1457, Antonello viaggiò a Napoli, dove entrò in contatto con la vivace scena artistica locale e acquisì una maggiore comprensione degli stili italiani.

La sua opera più celebre è “Crocifissione” (1455-1458), che mostra la sua maestria nell’uso della prospettiva e la sua attenzione ai dettagli. Tuttavia, Antonello è particolarmente noto per i suoi ritratti, che sono caratterizzati da un realismo dettagliato e uno sguardo penetrante. Tra i suoi ritratti più famosi ci sono quelli di “Uomo con turbante” e “Ritratto di giovane uomo”.

Verso il 1475, Antonello si trasferì a Venezia, dove continuò a dipingere e a influenzare gli artisti locali. La sua presenza nella città lagunare contribuì a diffondere la tecnica dell’olio, che divenne presto una caratteristica distintiva della pittura veneziana.

Antonello da Messina, con la sua maestria tecnica e il suo approccio innovativo alla pittura, ha giocato un ruolo cruciale nel trasformare la scena artistica italiana del XV secolo. Il suo viaggio a Venezia segnò un momento significativo nella sua carriera e influenzò profondamente lo sviluppo dell’arte nella città lagunare.

Durante il suo soggiorno a Venezia, Antonello non solo continuò a dipingere ritratti di straordinaria bellezza e precisione, ma introdusse anche nuovi elementi nella sua opera. La sua attenzione alla luce e alla tonalità, così come la sua capacità di catturare le sfumature psicologiche nei suoi ritratti, lo distinsero come un maestro dell’arte ritrattistica.

Un’altra delle sue opere significative è “San Sebastiano” (1476), un dipinto che mostra il santo martire in una composizione elegante e armoniosa. Questa opera testimonia la capacità di Antonello di combinare la tradizione italiana con gli elementi fiamminghi, creando un linguaggio pittorico unico.
Antonello da Messina fu un pioniere anche nell’utilizzo di materiali artistici. L’introduzione della tecnica ad olio fu una delle sue maggiori innovazioni, permettendo una maggiore sfumatura e una resa più realistica nei suoi dipinti. Questa tecnica, successivamente adottata da molti altri artisti, contribuì in modo significativo alla rivoluzione della pittura rinascimentale.
Il suo impatto sull’arte italiana si estese anche oltre i confini nazionali. Artisti fiamminghi, tedeschi e olandesi furono influenzati dalla sua tecnica innovativa, dimostrando la portata della sua eredità nell’ambito artistico europeo.

Antonello da Messina rimane una figura fondamentale nella storia dell’arte italiana, un artista il cui contributo al Rinascimento ha lasciato un’impronta indelebile. La sua capacità di sintetizzare stili diversi, la maestria tecnica e l’introduzione di nuove tecniche hanno contribuito a definire il panorama artistico del suo tempo e a plasmare il corso dell’arte successiva. Il suo lascito artistico perdura attraverso i suoi capolavori. La sua influenza si estese ben oltre il suo breve periodo di attività, influenzando pittori successivi come Giovanni Bellini e Albrecht Dürer. La sua abilità nell’uso dell’olio ha avuto un impatto duraturo sulla pittura rinascimentale e ha contribuito a definire uno stile unico che ha influenzato generazioni di artisti.

Opere celebri come “Crocifissione,” “San Girolamo nello Studio,” “Uomo con turbante,” e “San Sebastiano” testimoniano la sua abilità nel creare composizioni armoniose, gestire la prospettiva e rappresentare con precisione il mondo che lo circondava. Il suo stile, coniugando il realismo fiammingo con l’eleganza italiana, ha influenzato generazioni successive di artisti, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti chiave del Rinascimento.
Antonello da Messina non solo contribuì alla trasformazione tecnica della pittura, ma anche all’evoluzione del concetto di ritratto come espressione psicologica e spirituale. La sua eredità si estese oltre i confini della sua Sicilia natale. La sua opera rimane una testimonianza tangibile della sua straordinaria creatività e dell’impatto duraturo che ha avuto sulla storia dell’arte rinascimentale.

Il furto al museo MuMe “Accascina”, di Messina: rubate opere di Antonello da Messina, rubare la bellezza dell’arte è il più grande dei furti che ferisce l’uomo e lacera il valore della Storia, non si può sentire che si entri in un museo e si prelevi con estrema facilità un’opera d’arte.
Sicuramente un sistema di sicurezza al MuMe di Messina ci sarà, occorre però comprendere se è un sistema adeguato. Spero che qualcuno risponda a questa domanda e ci dia delle spiegazioni plausibili su come è avvenuto questo furto.
Ritengo che l’alto valore artistico necessita di sistemi di sicurezza che contemplino teche allarmate, sistemi di allarme volumetrici a scudo perimetrale e direttamente sulle opere con sensori dedicati, che automaticamente blindano la sala espositiva. Telecamere direzionali esterne ed interne… come nei comuni musei del mondo, (no Louvre).

Ricordo che questo Museo contiene anche due opere di Caravaggio: “la Resurrezione di Lazzaro” e “l’Adorazione dei pastori”.

Tavola bifronte, recto, Madonna col Bambino e francescano, (1465-1470, tempera su tavola, 16 x 11,9 cm)

Tavola bifronte, recto, Madonna col Bambino e francescano, (1465-1470, tempera su tavola, 16 x 11,9 cm)

Tavola bifronte, verso, Cristo in Pietà (1465-1470, tempera su tavola, 16 x 11,9 cm)

Tavola bifronte, verso, Cristo in Pietà (1465-1470, tempera su tavola, 16 x 11,9 cm)

Polittico di San Gregorio: Madonna col Bambino o del Rosario tra i Santi Gregorio e Benedetto, Angelo Annunciante e Annunciata (1473, tavola, 170 x 203 cm)

Polittico di San Gregorio: Madonna col Bambino o del Rosario tra i Santi Gregorio e Benedetto, Angelo Annunciante e Annunciata (1473, tavola, 170 x 203 cm)

Il furto di quattro quinti del polittico di San Gregorio, apre interrogativi sulla sicurezza dei musei italiani, sull’efficacia dei sistemi di tutela e sulla capacità del Paese di proteggere le proprie opere identitarie e il suo patrimonio culturale. Oltre la cronaca, il caso impone una riflessione sulla governance del patrimonio artistico e sugli investimenti nella prevenzione.
In questi giorni si sono sentiti tanti commenti, a dire il vero, pochi dall’apparato politico, in tutt’altro affaccendato.
A mio parere, le opere si proteggono, anche dai più malintenzionati, facendole conoscere, documentandole, fotografandole, raccontandole al pubblico più ampio possibile, la conoscenza e la condivisione sono il primo passo per la tutela.
Ora, non ci resta sperare che i Carabinieri del Nucleo TPC facciano, ancora una volta, il loro eccezionale lavoro e ci riportino questa delicatissima opera trafugata.
Il nostro è un Paese in cui ci ricordiamo dei capolavori solo quando vengono rubati.
Ci facciamo parte diligente sull’educazione all’arte solo quando qualcosa viene vandalizzato.
Ci piace tanto l’indignazione e al contrario non ci appassiona lo studio, la formazione, l’educazione e la divulgazione del sapere.
Non so se la scelta del Polittico di San Gregorio, noto anche come Polittico del Rosario, sia stata una accurata selezione da parte dei ladri.
Certo non si sono azzardati a portarsi via “L’Annunciata” di Palermo o quella di Siracusa.
Questo perché sono capolavori irripetibili-artisticamente-ma sono anche opere note, sottolineate non soltanto dalla letteratura artistica, bensì dal comune sentire, dalla conoscenza diffusa e popolare che ne ha determinato l’uscita (virtuale), dai Musei per entrare nella consapevolezza estesa del patrimonio culturale come linguaggio comune.
Il Polittico di San Gregorio, nonostante illustri studiosi ne abbiano trattato in saggi miliari per la storia dell’arte, questo ruolo non lo ha potuto ricoprire. È addirittura impossibile trovarne una immagine in HD online.
Questa mancanza di diffusione di immagini, è incredibile nel 2026.
Come si proteggono le opere, dai malintenzionati?
Facendole conoscere, documentandole, fotografandole, raccontandole al pubblico più ampio possibile.
In questi momenti è necessario, anche dalle istituzioni, tacere, e verificare, non andare in giro a dire che era tutto perfettamente funzionante.
Bisogna tacere e capire.
Il servizio di sorveglianza ridotto a colabrodo burocratico, dove la guardia civica tace e il recupero fortunoso delle tavole abbandonate su un muretto è affidato al caso anziché alla prevenzione.
Le lacrime di coccodrillo e i proclami di sdegno post-disastro non restituiscono dignità a un patrimonio svenduto all’approssimazione, né cancellano l’amara evidenza che, quando i simboli fondanti della nostra identità vengono lasciati in ostaggio dell’incuria, a essere derubata non è solo una Pinacoteca, ma l’intera spina dorsale di una comunità.
Mi è venuto alla mente, Leonardo Sciascia, che dopo il furto del quadro, (1969) “Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, di Caravaggio, scrisse nel libro:
“Una storia semplice”, il furto e la gestione del dipinto sono legati a una fitta rete di silenzi e complicità di potere, uno scenario che i vari collaboratori di giustizia, (Mannoia e le piste svizzere), avrebbero parzialmente confermato negli anni successivi, confermando l’interesse diretto di Cosa Nostra per il dipinto.
Sciascia usa il pretesto del furto d’arte per descrivere l’infiltrazione mafiosa e la corruzione profonda dello Stato in Sicilia, ribaltando l’idea di “semplicità” promessa dal titolo.

Nadir Bisan

Per chi volesse ascoltare o riascoltare la trasmissione sui lavori effettuati sulla Stazione Centrale di Milano può trovare qui il podcast: Il Valore Artistico della Stazione Centrale di Milano sperando che magari Nadir Bisan ci vorrà parlare anche del perché e del come Grandi Stazioni voglia nuovamente mettere mano alla ristrutturazione del 2010.

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