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	<title>Radio Atlanta Milano &#187; Jacopo Uberti</title>
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	<description>Libera. Come la passione</description>
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		<title>Chiara Sibilla e il suo &#8220;LaLaLaLaLaLaLa identity tests&#8221; in mostra da Amy-d</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 07:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Sei tu che inserisci il significato nell&#8217;opera che vedi&#8221;, mi diceva qualche anno fa il collezionista d&#8217;arte Guidone Crapanzano nel suo appartamento di Milano, dove erano appesi ai muri opere di artisti molto famosi degli anni &#8217;60, come Fontana, Baj, Picasso&#8230; e anche lavori più recenti. Effettivamente Guidone, aveva ragione è la nostra sensibilità che completa in qualche modo il lavoro dell&#8217;artista e lo nobilita. L&#8217;arte di quegli anni non era soltanto da vedere, la si poteva anche ascoltare o esprimere attraverso performance, spesso interattive che riuscivano ancora di più a coinvolgere il visitatore in un mondo straordinario, partendo da situazioni comuni che tuttavia ti aprivano ad una visione più profonda, verso tutte quelle situazioni a cui spesso non riserviamo sufficiente attenzione. Quando entri da Amy-d, Spazio d&#8217;Arte, in via Lovanio 6 a Milano, dove va in scena &#8220;LaLaLaLaLaLaLa, identity tests&#8221;, la prima personale in galleria di Chiara Sibilla, ti accorgi subito che sta per accadere qualcosa di particolare, io mi sono recato lì il 9 settembre 2026, proprio in occasione di alcune perfomance studiate appositamente per illustrare e rendere udibili i suoni degli oggetti in mostra che stimolano riflessioni non banali. La giovane artista non ci propone la solita pittura verista che alla lunga stanca la vista e si esaurisce in se stessa. No, qui l&#8217;arte contemporanea torna a fare il suo mestiere: incuriosire, graffiare, spingerci a pensare. La Sibilla è milanesissima, classe 2003, nata il 17 febbraio sotto il segno dell&#8217;acquario. È una ragazza che ha respirato la musica fin da piccola grazie a una storia familiare profondamente legata alle note, ma che ha deciso di forgiare la sua strada in maniera originale, approcciando materiali e sonorità diverse che esprimono concetti concreti. Ha conseguito il diploma di primo livello in Scultura alla nostra prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera e, invece di accogliersi sul già visto, ha ribaltato le carte in tavola. Ha preso la scultura e l&#8217;ha fusa con la sperimentazione sonora, trattando il suono non come un sottofondo ma come una materia fisica autonoma svincolata dalle sue funzioni originarie. Un&#8217;artista totale, una ricercatrice ostinata che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_20496" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-1.jpeg"><img class="size-large wp-image-20496" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-1-1024x796.jpeg" alt="LaLaLaLaLaLaLa identity test" width="610" height="474" /></a><p class="wp-caption-text">LaLaLaLaLaLaLa identity tests</p></div>
<p>&#8220;Sei tu che inserisci il significato nell&#8217;opera che vedi&#8221;, mi diceva qualche anno fa il collezionista d&#8217;arte Guidone Crapanzano nel suo appartamento di Milano, dove erano appesi ai muri opere di artisti molto famosi degli anni &#8217;60, come Fontana, Baj, Picasso&#8230; e anche lavori più recenti. Effettivamente Guidone, aveva ragione è la nostra sensibilità che completa in qualche modo il lavoro dell&#8217;artista e lo nobilita. L&#8217;arte di quegli anni non era soltanto da vedere, la si poteva anche ascoltare o esprimere attraverso performance, spesso interattive che riuscivano ancora di più a coinvolgere il visitatore in un mondo straordinario, partendo da situazioni comuni che tuttavia ti aprivano ad una visione più profonda, verso tutte quelle situazioni a cui spesso non riserviamo sufficiente attenzione.<br />
Quando entri da Amy-d, Spazio d&#8217;Arte, in via Lovanio 6 a Milano, dove va in scena &#8220;LaLaLaLaLaLaLa, identity tests&#8221;, la prima personale in galleria di Chiara Sibilla, ti accorgi subito che sta per accadere qualcosa di particolare, io mi sono recato lì il 9 settembre 2026, proprio in occasione di alcune <em>perfomance</em> studiate appositamente per illustrare e rendere udibili i suoni degli oggetti in mostra che stimolano riflessioni non banali.</p>
<div id="attachment_20497" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-e-Anna-DAmbrosio.jpeg"><img class="size-large wp-image-20497" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-e-Anna-DAmbrosio-940x1024.jpeg" alt="Chara Sililla e la gallerista Anna D'Ambrosio" width="610" height="664" /></a><p class="wp-caption-text">Chiara Sibilla e la gallerista Anna D&#8217;Ambrosio</p></div>
<p>La giovane artista non ci propone la solita pittura verista che alla lunga stanca la vista e si esaurisce in se stessa. No, qui l&#8217;arte contemporanea torna a fare il suo mestiere: incuriosire, graffiare, spingerci a pensare.<br />
La Sibilla è milanesissima, classe 2003, nata il 17 febbraio sotto il segno dell&#8217;acquario. È una ragazza che ha respirato la musica fin da piccola grazie a una storia familiare profondamente legata alle note, ma che ha deciso di forgiare la sua strada in maniera originale, approcciando materiali e sonorità diverse che esprimono concetti concreti.<br />
Ha conseguito il diploma di primo livello in Scultura alla nostra prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera e, invece di accogliersi sul già visto, ha ribaltato le carte in tavola. Ha preso la scultura e l&#8217;ha fusa con la sperimentazione sonora, trattando il suono non come un sottofondo ma come una materia fisica autonoma svincolata dalle sue funzioni originarie. Un&#8217;artista totale, una ricercatrice ostinata che indaga su come l&#8217;alterazione di uno strumento assorbe il suono e lo restituisce con sfumature inattese.<br />
Al suo fianco, a tessere le fila di questa kermesse che è un vero e proprio ecosistema, ci sono Jacopo Uberti – che firma un testo critico affilato – e Davide Masciandaro, impegnato nel doppio e complesso ruolo di regista e direttore tecnico.<br />
In galleria vi troverete immersi in una relazione dinamica tra spazio, strumenti, opere e persone. È un dialogo serrato tra la carne della materia: scultorea, architettonica, relazionale, e l&#8217;anima immateriale dei suoni. Immaginatevi pitture ad olio, disegni e sculture in bronzo, argilla, terracotta, plastica, marmo, silicone e persino strumenti a fiato (flauti, ocarine, pianoforti modificati che perdono la funzione ma mai la loro storia) che popolano le stanze come creature viventi. Roba che rifiuta la linearità cronologica del tempo e procede per continui ritorni e trasformazioni. Persino la luce naturale che filtra dalle vetrate della galleria smette di essere un elemento neutro e diventa materia viva, compositiva.</p>
<div id="attachment_20499" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/LaLaLaLaLaLaLa-Performance-al-piano.jpg"><img class="size-large wp-image-20499" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/LaLaLaLaLaLaLa-Performance-al-piano-768x1024.jpg" alt="Un momento della performance al pianoforte monotasto. 9/9/2026" width="610" height="813" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento della performance al pianoforte monotasto. 9/9/2026</p></div>
<p>Il cuore pulsante sono le sue “Stanze di ascolto”, un&#8217;esperienza attiva in cui l&#8217;ascoltatore viene arruolato, coinvolto creativamente, spinto a leggere l&#8217;arte come una pratica sistemica capace di generare connessioni e significato.<br />
Come per artisti del calibro di Tarek Atoui, nel microcosmo di Chiara Sibilla l&#8217;ascolto si fa linguaggio di apprendimento. Il suono diventa uno spazio di sperimentazione, relazione e improvvisazione. Un&#8217;operazione concettuale che, una volta tanto, è degna di nota e ci pone davanti a una scelta netta, quasi cinica: esistere rapidamente nello spazio espositivo come spettatori fugaci, distratti e superficiali, o abitarlo consapevolmente in modo ricettivo?</p>
<div id="attachment_20498" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-Flauto-a-quattro-mani.jpeg"><img class="size-large wp-image-20498" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Chiara-Sibilla-Flauto-a-quattro-mani-1024x768.jpeg" alt="Flauto a quattro mani" width="610" height="457" /></a><p class="wp-caption-text">Flauto a quattro mani</p></div>
<p>Alcune opere sono esposte alla stregua di un reparto di &#8220;Strumenti Musicali Disfunzionali&#8221;</p>
<p>COMPOSIZIONE DI LA(A) (2025)<br />
Prendete un pianoforte, togliete 87 tasti e lasciate solo il La. Il debutto della mostra è un invito a non stressarsi: dimenticate scale, arpeggi e sforzi creativi. L&#8217;esperienza inizia con un diapason e prosegue con la nota più monotona della vostra vita. Non è pigrizia, è &#8220;ritorno all’esperienza primigenia&#8221;. Un ottimo esercizio di pazienza per chiunque abbia mai odiato le lezioni di solfeggio.</p>
<p>clicca per vedere: <a href="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Composizione-di-La.mov">Composizione di La</a></p>
<p>FLAUTO A QUATTRO MANI (2025)<br />
Il trauma delle scuole medie (il flauto dolce di plastica) viene raddoppiato per diventare un incubo relazionale. Per suonarlo bisogna essere in due, posizionati faccia a faccia a scambiarsi fiato, batteri e sguardi intensi. Più che un&#8217;opera d&#8217;arte, un vero e proprio test di coppia: se sopravvivete a questo continuo confronto in equilibrio precario senza litigare, siete pronti per il matrimonio.</p>
<p>OCARINA A POMPA (2025)<br />
Se pensavate che l&#8217;ocarina avesse un suono dolce, vi sbagliavate. Realizzata in bronzo lucido (grazie alla Fonderia Andreis), questa scultura produce un unico suono, metallico e sinistro, ma solo se vi impegnate a pompare l&#8217;aria in modo lento, ripetitivo e decisamente paziente. Un ibrido sonoro che celebra la gioia del lavoro manuale e ci ricorda che la distanza tra corpo e macchina è una cosa complessa (e faticosa).</p>
<p>C&#8217;è anche uno spazio di &#8220;Contatto Fisico e Fai-da-Te&#8221;</p>
<p>HARMONIC FIGHT (2026)<br />
Chi ha detto che la boxe e la musica classica non possano convivere? Prendete due pugili, infilate loro in bocca due armoniche modificate e fateli picchiare. Il risultato è un brano che passa dal pianissimo al fortissimo non per scelta artistica, ma in base a quanti pugili stanno per svenire o a quanto fiatone hanno. Il tocco di classe? Al posto del direttore d&#8217;orchestra c&#8217;è un arbitro.</p>
<p>Clicca per vedere: <a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2026/09/Harmonic-Fight-2.mp4">Harmonic Fight 2</a></p>
<p>FLAUTI A PERCUSSIONE (2026)<br />
La parete di fondo è ricoperta da duecento tubi di argilla forati. Qui lo spettatore potrebbe non limitarsi a guardare con l&#8217;aria intellettuale e le mani dietro la schiena ed afferrare gli oggetti per iniziare a percuoterli al fine di ricavarne dei suoni. Una fantastica sessione di art-therapy di gruppo per scaricare la frustrazione quotidiana, sperando solo che nessuno rompa il prezioso materiale.</p>
<p>Le altre opere potremmo unirle nel gruppo: &#8220;Niente Filtri Instagram&#8221;</p>
<p>CHEESE &#8211; RITRATTO DI FAMIGLIA (2026)<br />
Una gigantesca tela di oltre due metri per tre che ridefinisce il concetto di foto ricordo. Dimenticate i sorrisi smaglianti e i vestiti della domenica: qui l&#8217;unica cosa visibile del soggetto è l&#8217;interno della bocca. Denti, gengive e osso a nudo. L&#8217;artista ci assicura che dalla bocca passa la verità e tutto ciò che è segreto.</p>
<p>BACI (2020-2021)<br />
Una delle prime installazioni dell&#8217;artista, realizzata in terracotta. Un materiale decisamente meno flessibile della carne umana per rappresentare l&#8217;atto del baciarsi, ma sicuramente un ottimo modo per rendere l&#8217;idea di un contatto&#8230; piuttosto solido.</p>
<p>Nella stanza dei filmati: &#8220;Loop Psichedelici e Crisi d&#8217;Identità&#8221;</p>
<p>COMIZIO ELETTORALE (2025)<br />
Un video in cui un messaggio propagandistico pensato per convincervi a votare qualcuno diventa talmente distorto da risultare totalmente incomprensibile. In pratica, una giornata qualunque in un qualsiasi talk show politico televisivo, ma elevata a opera d&#8217;arte.</p>
<p>CHIROPTERA (2024)<br />
Un omaggio sonoro a Milano basato sull&#8217;eco-localizzazione dei pipistrelli. L&#8217;artista ricostruisce la mappa della città attraverso ultrasuoni e rimbalzi acustici. Perfetto per chi ha sempre sospettato che per orientarsi nella nebbia o nel traffico milanese servano i superpoteri di un mammifero volante notturno.</p>
<p>CASA NUOVA (2023)<br />
Qui le cose si fanno dense: c&#8217;è la tensione del cambiamento amoroso, la tradizione della fotografia post-mortem (con i defunti in posa da vivi) e i personaggi desessualizzati in biancheria color carne con teste da coniglio, un chiaro omaggio a David Lynch. Se cercavate un video rilassante da guardare prima di dormire, avete decisamente sbagliato stanza.</p>
<p>CAVALLI E CONSAPEVOLEZZA (2026)<br />
L&#8217;apice del percorso: il documentario (o forse no) su un uomo che decide di mollare tutto, smettere di essere un essere umano, diventare un cavallo e trasferirsi in Svizzera. Non sappiamo se esista davvero o se la burocrazia elvetica accetti i quadrupedi ex-umani, ma ammettiamolo: dopo aver visto questa mostra, l&#8217;idea di andare a brucare sereni nei pascoli svizzeri inizia a sembrare a tutti un&#8217;ottima opzione di carriera.</p>
<p>Io la mia scelta l&#8217;ho fatta. Se volete fate un salto a vedere le opere, potete andare in Via Lovanio 6 fino al 20 settembre nei seguenti orari: h10-12,30 15-18,30 e poi sappiatemi dire se non ne valeva la pena.<br />
Il sabato e la domenica apertura su appuntamento telefonando allo 3480306211.</p>
<p>Tony Graffio</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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