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	<title>Radio Atlanta Milano &#187; Ambiente</title>
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		<title>L’Etiopia vieta l’importazione di auto non elettriche e costruisce nuove fabbriche per auto a benzina</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2024 14:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Addis Abeba. Lo scorso 27 gennaio 2024, il Ministero dei Trasporti e della Logistica etiope ha annunciato che non consentirà l&#8217;ingresso nel paese ai veicoli, a meno che non siano mossi da propulsione elettrica. Il ministero ha dato l’annuncio mentre presentava un rapporto semestrale al Comitato permanente per lo sviluppo urbano e i trasporti della Camera dei rappresentanti del popolo (Parlamento etiope). Alemu Sime, ministro dei trasporti e della logistica, ha annunciato il completamento del piano generale della logistica dell’Etiopia che prevede l’implementazione del “trasporto verde” nella nazione dell’Africa orientale. “È stato deciso che le automobili non possono entrare in Etiopia a meno che non siano elettriche”, ha affermato Sime. Tuttavia, l’accessibilità economica delle auto elettriche per una parte significativa della popolazione etiope rappresenta una potenziale sfida, senza dimenticare che la percentuale della popolazione in grado di permettersi un’auto rimane trascurabile. Ha inoltre spiegato che sono in corso sforzi per creare stazioni di ricarica per le auto elettriche. Secondo il ministro, uno dei motivi alla base di questa decisione è l’incapacità dell’Etiopia di permettersi l’importazione di benzina a causa delle limitate risorse in valuta estera. Non è chiaro quando la politica entrerà in vigore e non chiarisce se i veicoli in transito dall’estero saranno soggetti alla nuova politica. È stato riferito che il governo etiope ha introdotto l&#8217;accisa sull&#8217;imposta sul valore aggiunto (IVA) e le esenzioni dalle tasse Sur per le auto elettriche nel 2022. Il Ministero ha sottolineato la necessità di coordinamento e collaborazione con le parti interessate per condurre ispezioni approfondite per risolvere i problemi nel settore dei trasporti, anche perché l&#8217;Etiopia è il paese che ha uno dei tassi di proprietà di automobili più bassi al mondo. A questa notizia potremmo collegare quanto era stato deciso nel 2023,  che potrebbe essere una buona soluzione per permettere ai cittadini etiopi ed africani di avvicinarsi al mercato automobilistico. La russa Lada è diventata l’ultima di una lista crescente di case automobilistiche internazionali che si preparano ad entrare nel nascente mercato automobilistico dell’Etiopia, Secondo l&#8217;ambasciatore etiope in Russia, il nuovo stabilimento dovrebbe produrre 5.000 veicoli all&#8217;anno, in collaborazione con il partner locale Bazra [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Addis Abeba. Lo scorso 27 gennaio 2024, il Ministero dei Trasporti e della Logistica etiope ha annunciato che non consentirà l&#8217;ingresso nel paese ai veicoli, a meno che non siano mossi da propulsione elettrica.<br />
Il ministero ha dato l’annuncio mentre presentava un rapporto semestrale al Comitato permanente per lo sviluppo urbano e i trasporti della Camera dei rappresentanti del popolo (Parlamento etiope).<br />
Alemu Sime, ministro dei trasporti e della logistica, ha annunciato il completamento del piano generale della logistica dell’Etiopia che prevede l’implementazione del “trasporto verde” nella nazione dell’Africa orientale. “È stato deciso che le automobili non possono entrare in Etiopia a meno che non siano elettriche”, ha affermato Sime.</p>
<div id="attachment_17274" style="width: 595px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/02/Lada-Taxi.jpg"><img class="size-full wp-image-17274" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/02/Lada-Taxi.jpg" alt="Un modellino di una Lada utilizzata come taxi ad Addis  Abeba negli anni '70 del secolo scorso" width="585" height="401" /></a><p class="wp-caption-text">Un modellino di una Lada utilizzata come taxi ad Addis Abeba negli anni &#8217;70 del secolo scorso</p></div>
<p>Tuttavia, l’accessibilità economica delle auto elettriche per una parte significativa della popolazione etiope rappresenta una potenziale sfida, senza dimenticare che la percentuale della popolazione in grado di permettersi un’auto rimane trascurabile.<br />
Ha inoltre spiegato che sono in corso sforzi per creare stazioni di ricarica per le auto elettriche. Secondo il ministro, <strong>uno dei motivi alla base di questa decisione è l’incapacità dell’Etiopia di permettersi l’importazione di benzina a causa delle limitate risorse in valuta estera.<br />
</strong>Non è chiaro quando la politica entrerà in vigore e non chiarisce se i veicoli in transito dall’estero saranno soggetti alla nuova politica.<br />
È stato riferito che il governo etiope ha introdotto l&#8217;accisa sull&#8217;imposta sul valore aggiunto (IVA) e le esenzioni dalle tasse Sur per le auto elettriche nel 2022. Il Ministero ha sottolineato la necessità di coordinamento e collaborazione con le parti interessate per condurre ispezioni approfondite per risolvere i problemi nel settore dei trasporti, anche perché l&#8217;Etiopia è il paese che ha uno dei tassi di proprietà di automobili più bassi al mondo.</p>
<p>A questa notizia potremmo collegare quanto era stato deciso nel 2023,  che potrebbe essere una buona soluzione per permettere ai cittadini etiopi ed africani di avvicinarsi al mercato automobilistico.<br />
La russa Lada è diventata l’ultima di una lista crescente di case automobilistiche internazionali che si preparano ad entrare nel nascente mercato automobilistico dell’Etiopia,<br />
Secondo l&#8217;ambasciatore etiope in Russia, il nuovo stabilimento dovrebbe produrre 5.000 veicoli all&#8217;anno, in collaborazione con il partner locale Bazra Motors. Uno stabilimento di assemblaggio sarà fabbricato nella città di Kombolcha, situata nella regione settentrionale dell&#8217;Amhara devastata dal recente conflitto del Tigré. Cham Ugala Uriat, ambasciatore della Repubblica Federale di Etiopia, ha detto che il nuovo stabilimento Lada esporterà nei paesi vicini tra cui Kenya, Somalia, Sudan e Sud Sudan.<br />
Negli ultimi anni il governo etiope ha introdotto una serie di incentivi fiscali per incoraggiare i produttori di automobili ad aprire attività locali. Aziende come KIA, Lifan e Chery stanno già producendo automobili. Anche la casa automobilistica giapponese Nissan stava cercando di creare uno stabilimento di assemblaggio nel paese.<br />
La nuova catena di montaggio permetterà anche di esportare il marchio Lada a basso costo in Kenya.</p>
<p>L’Etiopia è la seconda nazione più popolosa dell’Africa con circa 120 milioni di abitanti. Nel 2022 aveva circa 1,3 milioni di automobili in circolazione. Ciò si traduce in uno dei tassi di proprietà automobilistica più bassi al mondo, pari a circa 2 auto ogni 1.000 persone. Il suo mercato automobilistico è dominato da auto di seconda mano, molte delle quali sono marchi giapponesi come Toyota. La gente del posto si lamenta del fatto che le elevate tariffe di importazione del governo, per un totale di oltre il 200%, mantengono il prezzo delle automobili usate molto alto e fuori dalla portata della maggior parte degli etiopi comuni.</p>
<div id="attachment_17273" style="width: 1030px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/02/Lada.jpg"><img class="size-full wp-image-17273" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/02/Lada.jpg" alt="Catena di montaggio Lada" width="1020" height="648" /></a><p class="wp-caption-text">Catena di montaggio Lada</p></div>
<p>Sulle strade etiopi, le Lada hanno una lunga storia che risale all&#8217;era socialista degli anni &#8217;70 del presidente etiope Mengistu Hailemariam. Il marchio si è guadagnato una reputazione di durevolezza e convenienza, rendendolo la scelta preferita per molti conducenti. I modelli Lada degli anni &#8217;70 viaggiavano per Addis Abeba ed erano usati come taxi, in una familiare livrea blu e bianca. In base all&#8217;accordo, le nuove Lada di fabbricazione etiope includeranno modelli di berline e SUV come Granta, Xray, Vesta e Niva.<br />
Le relazioni tra Russia ed Etiopia si sono riaccese negli ultimi anni, in particolare dopo il conflitto biennale del Tigré nel nord dell’Etiopia. La Russia ha difeso l’Etiopia dalle richieste di sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite esercitando il suo potere di veto.<br />
Renault aveva acquistato Lada, ma a seguito della guerra in Ucraina il Gruppo Renault ha deciso di cedere tutte le sue azioni in Avtovaz, l&#8217;azienda russa che costruisce le Lada, oltre a tutte la attività di Renault Russia.<br />
L&#8217;accordo prevede però che lo stesso gruppo francese possa esercitare entro sei anni la sua opzione di riacquisto della partecipazione in Avtovaz.</p>
<p>L’Etiopia è stata anche un importante alleato per la Russia poiché cerca di costruire relazioni in tutta l’Africa per ragioni geopolitiche ed economiche. La nazione del Corno d’Africa è stata un partecipante chiave ai vertici Russia-Africa tenutisi nel 2023 e nel 2022, e i funzionari hanno persino sollevato la possibilità di ospitarlo in Etiopia. È comprensibile che il governo etiope sia desideroso di partecipare. Al primo vertice del 2022, l’Etiopia ha ottenuto la cancellazione del debito nei confronti della Russia per 162 milioni di dollari.<br />
L’apertura a nuovi mercati in crescita sarà utile per Lada, il cui mercato automobilistico in Russia è crollato di circa il 60% nel 2022 dopo che le case automobilistiche straniere si sono ritirate una volta imposte le sanzioni internazionali in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Sebbene le vendite di automobili in Russia abbiano registrato una forte ripresa nel 2023, ciò è dovuto principalmente all’ingresso dei marchi cinesi piuttosto che del solito leader di mercato Lada.<br />
Con il recente ingresso dell’Etiopia nel blocco delle economie emergenti BRICS il mese scorso, si prevede che gli investimenti dalla Russia cresceranno.</p>
<p>Zemedeneh Negatu, un consulente per gli investimenti con sede ad Addis Abeba, ritiene che l’annuncio della casa automobilistica russa faccia parte della strategia dell’Etiopia di produrre automobili localmente invece di importarle dall’estero, poiché la nazione è nel mezzo di una cronica carenza di valuta estera. “C’è una grande richiesta di veicoli a prezzi accessibili, prodotti localmente in Etiopia e nella vicina regione dell’Africa orientale, dove praticamente tutti i veicoli in Etiopia e in molti paesi della regione vengono importati dall’estero che richiede valuta forte”.</p>
<p>Fonti: APA News e www.semafor.com</p>
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		<title>Perché l&#8217;Europa vuole bloccare le attività agricole dei piccoli produttori locali</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jan 2024 12:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un progressivo espandersi delle proteste degli agricoltori in vari paesi d&#8217;Europa: dalla Germania alla Francia, dalla Polonia alla Romania, mentre in Italia si preferisce non manifestare alcun dissenso contro le politiche agricole europee; ma cosa sta realmente accadendo? Per quali ragioni gli agricoltori hanno bloccato le strade intorno a Tolosa?  A Berlino, nel cuore della capitale tedesca? O altrove?Questa situazione in parte è causata dai vincoli imposti dalla transizione ecologica alla produzione agricola che finisce per mettersi in concorrenza con stati non soggetti alle stringenti normative europee. Riduzione dei pesticidi, eliminazione del vantaggio fiscale sul diesel non stradale, trattative difficili con i produttori. Le richieste dei contadini sono diverse, ma condividono lo stesso malessere. Quello di non poter più vivere del proprio lavoro, per questo si oppongono ai piani di austerità dei vari governi che hanno previsto forti tagli ai sussidi che erano stati concessi a questo settore primario dell&#8217;economia che contribuisce materialmente al sostentamento delle popolazioni.  E&#8217; assurdo doverlo ricordare, ma: &#8220;Se muore il contadino muore il paese&#8221;. Chi nutrirà la Germania, la Francia o l&#8217;Italia quando chi lavora la terra e alleva gli animali da latte e da macello non troverà più conveniente occuparsi di queste attività, o sarà troppo stanco e demotivato per farlo? Gli agricoltori francesi sono stati scossi dagli eventi meteorologici estremi, dall’aumento dei costi di produzione e dalle conseguenze commerciali della guerra in Ucraina. Migliaia di agricoltori rumeni hanno ripreso la mobilitazione contro il costo del carburante, il prezzo delle assicurazioni e le norme ambientali, riferisce la Reuters. All’inizio di gennaio gli agricoltori polacchi hanno bloccato l’importazione di cereali al confine con l’Ucraina. Le motivazioni precise variano a seconda dei paesi, alcuni vedono in questa serie di manifestazioni l&#8217;espressione di una &#8220;esasperazione&#8221; globale degli agricoltori europei. Secondo le parole di Christiane Lambert, oggi presidente del Comitato delle organizzazioni professionali, all&#8217;AFP dell&#8217;Unione Europea: “C&#8217;è un surriscaldamento normativo, la Commissione europea vuole approvare i testi in vigore prima delle prossime elezioni europee”, denuncia l&#8217;ex capo della FNSEA, il principale sindacato agricolo francese. &#8220;Non tutti gli agricoltori europei hanno gli stessi problemi, ma hanno in comune [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un progressivo espandersi delle proteste degli agricoltori in vari paesi d&#8217;Europa: dalla Germania alla Francia, dalla Polonia alla Romania, mentre in Italia si preferisce non manifestare alcun dissenso contro le politiche agricole europee; ma cosa sta realmente accadendo? Per quali ragioni gli agricoltori hanno bloccato le strade intorno a Tolosa?  A Berlino, nel cuore della capitale tedesca? O altrove?Questa situazione in parte è causata dai vincoli imposti dalla transizione ecologica alla produzione agricola che finisce per mettersi in concorrenza con stati non soggetti alle stringenti normative europee. Riduzione dei pesticidi, eliminazione del vantaggio fiscale sul diesel non stradale, trattative difficili con i produttori. Le richieste dei contadini sono diverse, ma condividono lo stesso malessere. Quello di non poter più vivere del proprio lavoro, per questo si oppongono ai piani di austerità dei vari governi che hanno previsto forti tagli ai sussidi che erano stati concessi a questo settore primario dell&#8217;economia che contribuisce materialmente al sostentamento delle popolazioni.  E&#8217; assurdo doverlo ricordare, ma: &#8220;Se muore il contadino muore il paese&#8221;. Chi nutrirà la Germania, la Francia o l&#8217;Italia quando chi lavora la terra e alleva gli animali da latte e da macello non troverà più conveniente occuparsi di queste attività, o sarà troppo stanco e demotivato per farlo?</p>
<div id="attachment_17206" style="width: 690px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/01/Trattori-fermi-in-fila-sulle-autostrade-tedesche.jpg"><img class="size-full wp-image-17206" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/01/Trattori-fermi-in-fila-sulle-autostrade-tedesche.jpg" alt="Sciopero Generale in Germania. 8 gennaio 2024" width="680" height="680" /></a><p class="wp-caption-text">Sciopero Generale in Germania. 8 gennaio 2024</p></div>
<p>Gli agricoltori francesi sono stati scossi dagli eventi meteorologici estremi, dall’aumento dei costi di produzione e dalle conseguenze commerciali della guerra in Ucraina. Migliaia di agricoltori rumeni hanno ripreso la mobilitazione contro il costo del carburante, il prezzo delle assicurazioni e le norme ambientali, riferisce la Reuters. All’inizio di gennaio gli agricoltori polacchi hanno bloccato l’importazione di cereali al confine con l’Ucraina.<br />
Le motivazioni precise variano a seconda dei paesi, alcuni vedono in questa serie di manifestazioni l&#8217;espressione di una &#8220;esasperazione&#8221; globale degli agricoltori europei. Secondo le parole di Christiane Lambert, oggi presidente del Comitato delle organizzazioni professionali, all&#8217;AFP dell&#8217;Unione Europea: “C&#8217;è un surriscaldamento normativo, la Commissione europea vuole approvare i testi in vigore prima delle prossime elezioni europee”, denuncia l&#8217;ex capo della FNSEA, il principale sindacato agricolo francese. &#8220;Non tutti gli agricoltori europei hanno gli stessi problemi, ma hanno in comune il fatto che dipendono in gran parte dall&#8217;Unione Europea per i sussidi, il che, a sua volta, significa che devono rispettare gli standard e le condizioni dell&#8217;UE, osserva a franceinfo Kai Arzheimer, professore di scienze politiche all&#8217;Università di Magonza (Germania).<br />
L’espressione più spettacolare di questa tendenza è sicuramente la svolta del Citizen Farmer Movement ​​alle elezioni locali olandesi del marzo 2023. Questo partito agrario populista ha poi ottenuto quasi il 32% dei voti, una percentuale senza precedenti. La rabbia degli agricoltori rientrava in un piano governativo volto a ridurre le aree sfruttabili e vietare l&#8217;uso dell&#8217;azoto nelle colture, in nome della tutela dell&#8217;ambiente. Con questa logica di voler tutelare l&#8217;ambiente, anche le mucche vengono viste come nemiche del clima poiché ogni mucca emette all&#8217;anno 100 chilogrammi di metano nell&#8217;atmosfera.<br />
“Questo piano ha spinto parte della popolazione rurale a mobilitarsi, al di là degli agricoltori, perché avevano l’impressione che il loro stile di vita fosse minacciato”, osserva Kai Arzheimer. Una prospettiva che preoccupa i leader europei. Anche il progetto di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea allarma gli agricoltori, infatti l’integrazione dell’Ucraina rappresenterà un onere enorme per tutti. In agricoltura, vediamo molti svantaggi, soprattutto finanziari, data la larga quota dell’Ucraina nella PAC (Politica Agricola Comune). Un paese in guerra non dispone necessariamente di budget molto ampi, pertanto qualcuno dovrà aiutarlo.</p>
<p>A Natale, la Regione Emilia Romagna ha proposto ai suoi agricoltori di smettere di lavorare in cambio di cifre da 500 ai 1500 euro all&#8217;anno per ogni ettaro  lasciato incolto, sussidio che verrebbe pagato per circa 20 anni. La pianura padana emiliano romagnola è il principale parco agricolo italiano, insieme alla Puglie.<br />
Forse il cibo dovrà produrlo solo il terzo mondo e le multinazionali? Quei soggetti che in fatto di tracciamento dei cibi presentano non poche incognite?  Si potrà fare domanda entro il 15 marzo e intanto la Regione impegna 211.600 euro ai quali seguiranno, immaginiamo, altre erogazioni per il raggiungimento dell’obiettivo.<br />
I motivi di questa decisione li spiega la Regione stessa, ma è chiaro che dietro a queste ragioni si nascondano politiche europee che tendono a favorire i grandi proprietari terrieri e i marchi alimentari presenti nei mercati di tutto il mondo.<br />
Il primo motivo espresso sarebbe: “Contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento a essi, anche riducendo le emissioni di gas a effetto serra e rafforzando il sequestro del carbonio, come pure promuovendo l’energia sostenibile”.<br />
Il secondo: “Favorire lo sviluppo sostenibile e un’efficiente gestione delle risorse naturali come l’acqua, il suolo e l’aria, anche riducendo la dipendenza chimica”.<br />
Il terzo obiettivo: “Contribuire ad arrestare e invertire la perdita di biodiversità, migliorare un approccio ecosostenibile e preservare gli habitat e i paesaggi”&#8230;</p>
<p>Da una parte si cerca di tutelare la salute dei contadini che non dovrebbero più utilizzare pesticidi, dall&#8217;altra quella dei consumatori che dovrebbero disporre di una maggiore quantità di verdure e frutta biologica, ma quali garanzie potrebbero dare gli alimenti prodotti in modo industriale da multinazionali che producono su terreni di paesi che spesso vengono utilizzati come discariche di sostanze inquinanti che non si riescono a smaltire altrimenti in Europa?<br />
Quali sarebbero i reali vantaggi? E soprattutto a chi gioverebbe una politica che delocalizza l&#8217;agricoltura? Come potrebbero ridursi i prezzi delle merci provenienti da migliaia di chilometri di distanza? E a che cosa servirebbe tutelare la biodiversità locale se tali frutti della terra non è previsto che vengano consumati sul posto?<br />
Potremmo dire che gli agricoltori oggi soffrono quello che hanno sofferto gli ambienti industriali europei con la liberalizzazione del mercato. Prima i governi proteggevano gli agricoltori per ragioni elettorali, ma questa è una popolazione che diventa sempre meno numerosa e come conseguenza in pochi adesso prendono le loro difese.</p>
<div id="attachment_17204" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/01/Insurrections-Paysannes.jpg"><img class="size-large wp-image-17204" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2024/01/Insurrections-Paysannes-736x1024.jpg" alt="Lettura consigliata: Insurrections Paysannes, un libro di Edouard Lynch" width="610" height="848" /></a><p class="wp-caption-text">Lettura consigliata: Insurrections Paysannes, un libro di Edouard Lynch</p></div>
<p>L&#8217;Italia è diventato ormai un paese che compra i pomodori idroponici coltivati in Olanda per destinare i pomodori di qualità cresciuti sui suoi terreni ai ricchi mercati d&#8217;oltreoceano.<br />
La grande distribuzione si sta sempre più appropriando dei mercati internazionali con l&#8217;intento di massimizzare i guadagni e ridurre i costi di produzione. Togliere le sovvenzioni al gasolio verde significa sicuramente ridurre i margini di guadagno per chi, già oggi non naviga nell&#8217;oro. Un ultimo dato che ci può far capire molto bene la gravità del problema: nel 1982 in Italia operavano 170&#8217;000 aziende agricole, mentre nel 2020 ne erano rimaste soltanto 53&#8217;000 circa. Intanto l&#8217;Europa approva le farine di grilli e gli insetti a scopi alimentari.</p>
<p>​<br />
Fonti: Franceinfo; NZZ; Reuters; Affari italiani, Public Sénat</p>
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		<title>Assegnati oltre 9 milioni di euro per tutelare la biodiversità nelle aree marine protette e negli enti parco italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 08:11:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicata la graduatoria del bando pubblico per progetti finalizzati al monitoraggio, conservazione, ripristino e valorizzazione della biodiversità in enti parco e aree marine protette, emesso dal Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC). Il bando vede l’assegnazione di oltre 9 milioni di euro destinati al finanziamento di progetti innovativi con impatto positivo sulla biodiversità Pubblicata la graduatoria del bando pubblico per progetti finalizzati al monitoraggio, conservazione, ripristino e valorizzazione della biodiversità in enti parco e aree marine protette, emesso dal Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC): sono 57 le proposte ammesse a finanziamento, a fronte di 85 complessivamente pervenute. Il bando, emesso lo scorso aprile, aveva l&#8217;obiettivo di sostenere le attività innovative di enti pubblici e altri soggetti (quali parchi nazionali, parchi regionali, AMP, ZSC, ZPS, ecc&#8230;) impegnati nella tutela della biodiversità o deputati a gestire in maniera diretta le “aree protette”: finanziato dall’Unione Europea sul fondo Next Generation EU, ha messo a disposizione un totale di 10 milioni di euro per finanziare progetti innovativi con contributi da 10.000 a 200.000 euro, gestiti dallo Spoke 8 di NBFC (Biodiversity Open Innovation and Development of KETs), coordinato dall&#8217;Unità Valorizzazione della ricerca del Cnr. Dei 10 milioni di euro messi a disposizione, sono stati assegnati complessivamente € 9.386.118,12: i 57 progetti vincitori ammessi a finanziamento sono stati selezionati tra quelli maggiormente orientati a favorire un impatto misurabile sulla biodiversità. Di questi, 22 &#8211; finanziati con oltre 4 milioni di euro &#8211; si svolgeranno in aree protette del sud Italia. Le attività proposte nei progetti finanziati risultano in linea con gli obiettivi e le finalità di NBFC, che è focalizzato principalmente sull’area del Mediterraneo, hotspot di biodiversità, e affronta sfide globali relative alla protezione e al ripristino degli ecosistemi marini, costieri, di transizione e terrestri. Il fil rouge dei 57 progetti vincitori è, infatti, il loro potenziale di innovazione e la sinergia con le attività di NBFC: “Molti progetti si basano sullo sviluppo e l’attuazione di tecniche di monitoraggio innovative, che spaziano dalla creazione di nuovi protocolli più efficienti, alla [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"><i>Pubblicata la graduatoria del bando pubblico per progetti finalizzati al monitoraggio, conservazione, ripristino e valorizzazione della biodiversità in enti parco e aree marine protette, emesso dal Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC). Il bando vede l’assegnazione di oltre 9 milioni di euro destinati al finanziamento di progetti innovativi con impatto positivo sulla biodiversità</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Pubblicata la graduatoria del bando pubblico per progetti finalizzati al monitoraggio, conservazione, ripristino e valorizzazione della biodiversità in enti parco e aree marine protette, emesso dal Consiglio nazionale delle ricerche nell’ambito delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC): sono 57 le proposte ammesse a finanziamento, a fronte di 85 complessivamente pervenute. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Il bando, emesso lo scorso aprile, aveva l&#8217;obiettivo di sostenere le attività innovative di enti pubblici e altri soggetti (quali parchi nazionali, parchi regionali, AMP, ZSC, ZPS, ecc&#8230;) impegnati nella tutela della biodiversità o deputati a gestire in maniera diretta le “aree protette”: finanziato dall’Unione Europea sul fondo Next Generation EU, ha messo a disposizione un totale di 10 milioni di euro per finanziare progetti innovativi con contributi da 10.000 a 200.000 euro, gestiti dallo Spoke 8 di NBFC (Biodiversity Open Innovation and Development of KETs), coordinato dall&#8217;Unità Valorizzazione della ricerca del Cnr.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Dei 10 milioni di euro messi a disposizione, sono stati assegnati complessivamente € 9.386.118,12: i 57 progetti vincitori ammessi a finanziamento sono stati selezionati tra quelli maggiormente orientati a favorire un impatto misurabile sulla biodiversità. Di questi, 22 &#8211; finanziati con oltre 4 milioni di euro &#8211; si svolgeranno in aree protette del sud Italia.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Le attività proposte nei progetti finanziati risultano in linea con gli obiettivi e le finalità di NBFC, che è focalizzato principalmente sull’area del Mediterraneo, hotspot di biodiversità, e affronta sfide globali relative alla protezione e al ripristino degli ecosistemi marini, costieri, di transizione e terrestri. Il </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"><i>fil rouge</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"> dei 57 progetti vincitori è, infatti, il loro potenziale di innovazione e la sinergia con le attività di NBFC: “Molti progetti si basano sullo sviluppo e l’attuazione di tecniche di monitoraggio innovative, che spaziano dalla creazione di nuovi protocolli più efficienti, alla messa in campo di nuove tecnologie, tra le quali l’utilizzo di sensori ad alta risoluzione e l&#8217;utilizzo del DNA ambientale (eDNA)”, spiega Maria Carmela Basile, responsabile dell&#8217;Unità Valorizzazione della ricerca del Cnr e Principal investigator dello Spoke 8 di NBFC. “Il ripristino degli ecosistemi è un altro tassello chiave del bando: aiuta la resistenza e resilienza degli stessi per conservare la biodiversità e per mitigare e contrastare gli effetti dei cambiamenti globali, tra cui il riscaldamento globale e la presenza di specie alloctone. Anche in ambienti più antropizzati la biodiversità non manca ed è fondamentale per la salute degli ecosistemi e di conseguenza dell’essere umano. Alcuni tra i progetti finanziati studiano l’ambiente urbano indagando il rapporto tra uomo e natura, di come l’impatto antropico sta incidendo sulla salute degli ecosistemi e su come questo ricade sui servizi ecosistemici che la natura ci offre”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Soddisfazione è stata espressa dalla Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Maria Chiara Carrozza: “Le aree protette sono i luoghi in cui risiede gran parte della biodiversità del nostro territorio: i finanziamenti che saranno erogati sono, pertanto, prioritari rispetto alla mission di NBFC. Inoltre, si tratta di un primo, tangibile risultato dell’attività del Centro, frutto di mesi di lavoro che il Cnr ha condotto in stretta sinergia con le istituzioni partner”, ha affermato.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Il presidente di NBFC Luigi Fiorentino ha aggiunto: “Un bando che rappresenta davvero un cambio di paradigma ed avvia una cooperazione innovativa tra NBFC ed enti parco. Si tratta ora di attuare sul territorio azioni emblematiche, visibili dai cittadini, in sintesi implementare in concreto azioni a difesa della biodiversità”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Grazie a questo finanziamento, nel corso dei prossimi due anni gli esperti e le esperte avranno l’opportunità di lavorare in maniera ottimale nelle aree protette. Aziende innovative avranno modo per la prima volta di applicare tecnologie abilitanti in questi ambienti a supporto della biodiversità. Inoltre, verranno coinvolti cittadini e comunità in iniziative nuove e sfidanti, pensate dagli enti gestori di queste realtà che potranno essere prese ad esempio e applicate in altri contesti. Anche la società civile è convolta nelle attività del Centro grazie a numerose attività di divulgazione nelle scuole e iniziative di </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"><i>citizen science</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"> che puntano sia all’educazione dei cittadini, sia al loro coinvolgimento attivo nella raccolta dati con osservazioni ambientali ed ecologiche o rilevazioni passive (passive sensing): un’attività, quest’ultima, che mira a sviluppare una maggiore consapevolezza nella cittadinanza circa l’importanza dello studio e della conservazione della biodiversità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Nei prossimi giorni sarà emesso un secondo bando per un importo di 4 milioni di euro, oltre alle risorse non assegnate nel bando appena concluso.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">NBFC &#8211; Con la sua rete di 2000 scienziati e 49 istituzioni partecipanti coordinate dal Cnr,</span><i> </i><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">NBFC svolge ricerca e promuove lo sviluppo di soluzioni per monitorare, preservare e ripristinare la biodiversità, inclusi gli aspetti genetici e funzionali, al fine di contrastare gli effetti dell’impatto antropico e dei cambiamenti climatici e di supportare i servizi ecosistemici. Il Centro supporta attività di ricerca e innovazione per la valorizzazione della biodiversità attraverso processi di economia circolare e di </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><i>restoration ecology and economy</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif">, con l’obiettivo primario di tutelare le risorse fornite dagli ecosistemi e al contempo assicurare la qualità del benessere della persona.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Roma, 09 novembre 2023</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/doc_innovazione/Bando_Parchi_Aree_Marine_Protette_NBFC_PNRR_graduatoria_signed.pdf">Graduatoria</a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.cnr.it/it/news/11895/bando-per-progetti-innovativi-dedicato-alle-aree-marine-protette-e-gli-enti-parco-del-territorio-italiano">Bando per progetti innovativi dedicato alle aree marine protette e gli enti parco del territorio italiano</a></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Per informazioni:</span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"> dott.ssa Maria Carmela Basile, Responsabile Unità Valorizzazione della ricerca del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), e Principal investigator dello Spoke 8 del NBFC, <a href="mailto:mariacarmela.basile@cnr.it">mariacarmela.basile@cnr.it</a>, tel. 06.49932617.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Ufficio stampa Cnr: </span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Francesca Gorini, <a href="mailto:francesca.gorini@cnr.it">francesca.gorini@cnr.it</a>, 329.3178725;</span></span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"> Responsabile: </span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Emanuele Guerrini, <a href="mailto:cecilia.migali@cnr.it">emanuele.guerrini@cnr.it</a>, cellulare: 339.2108895 </span></span><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Segreteria: </span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium"><a href="mailto:ufficiostampa@cnr.it">ufficiostampa@cnr.it</a>, tel. 06.4993.3383 &#8211; P.le Aldo Moro 7, Roma.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Ufficio stampa NBFC: </span></span></strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif"><span style="font-size: medium">Delos, <a href="mailto:delos@delosrp.it">delos@delosrp.it</a>, 02.8052151; Paola Nobile 335.5204067 Annalisa Fattori 335.6769803.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Le conseguenze dei vaccini sui nostri corpi sottili e sulla nostra evoluzione spirituale</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Mar 2022 12:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo già sentito molti &#8220;teorici della cospirazione&#8221;, o meglio, persone preoccupate per la loro salute fisica, allarmarsi per gli eventuali effetti negativi che i vari vaccini anti Covid 19 potrebbero avere sul nostro organismo, o sui corpi debilitati di chi ha già in corso altri tipi di patologie, perché come è ampiamente risaputo, gli effetti collaterali di un farmaco possono moltiplicarsi o sommarsi nel caso si assumano più tipi di farmaci. È ciò che comunemente è conosciuto come: &#8220;Effetto Cocktail&#8221;. A questo proposito, per molte persone in là con gli anni o con patologie pregresse si è parlato dell&#8217;aumento del rischio di coaguli nel sangue, flebiti, ictus, miocarditi, aborti spontanei, sterilità, impotenza o perfino di morte. La lista delle patologie che potrebbero essere introdotte o causate dalla somministrazione esagerata di farmaci e vaccini è però molto più lunga. Ultimamente, per nostra fortuna, c&#8217;è anche chi si sta preoccupando dei possibili effetti negativi che i vaccini potrebbero causare a livello molto più sottile, ovvero a livello spirituale, oltre che al nostro benessere psichico. Con la campagna vaccinale ancora in corso, possiamo affermare che circa il 85% della popolazione italiana oltre i 5 anni d&#8217;età è entrata in contatto almeno una volta con il vaccino e ciò significa che se per qualche disgraziata ragione il vaccino dovesse avere qualche effetto non previsto sulla popolazione umana, ben poche persone sarebbero esenti dall&#8217;avere conseguenze fisiche o spirituali dall&#8217;aver assunto sostanze che sono ancora poco conosciute in quanto protette dal segreto del brevetto commerciale. Lo scorso anno, nell&#8217;ottobre del 2021, un libro di Thomas Mayer intitolato: “Inoculazioni contro il Coronavirus dal punto di spirituale, loro effetti su anima, spirito e vita dopo la morte” inizia a prendere in considerazione anche le conseguenze che certe scelte hanno sulla nostra vita e su certe nostre decisioni e comportamenti, poiché sappiamo che ogni scelta etica può avere ripercussioni sul nostro karma, anche dopo la nostra morte. Nel libro in questione, il ricercatore tedesco Thomas Mayer riporta chiaramente le sue ricerche sugli effetti della vaccinazione sull’anima e sullo spirito, ma anche sulla vita dopo la morte. Per questo, ha raccolto le esperienze [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già sentito molti &#8220;teorici della cospirazione&#8221;, o meglio, persone preoccupate per la loro salute fisica, allarmarsi per gli eventuali effetti negativi che i vari vaccini anti Covid 19 potrebbero avere sul nostro organismo, o sui corpi debilitati di chi ha già in corso altri tipi di patologie, perché come è ampiamente risaputo, gli effetti collaterali di un farmaco possono moltiplicarsi o sommarsi nel caso si assumano più tipi di farmaci. È ciò che comunemente è conosciuto come: &#8220;Effetto Cocktail&#8221;.<br />
A questo proposito, per molte persone in là con gli anni o con patologie pregresse si è parlato dell&#8217;aumento del rischio di coaguli nel sangue, flebiti, ictus, miocarditi, aborti spontanei, sterilità, impotenza o perfino di morte. La lista delle patologie che potrebbero essere introdotte o causate dalla somministrazione esagerata di farmaci e vaccini è però molto più lunga.<br />
Ultimamente, per nostra fortuna, c&#8217;è anche chi si sta preoccupando dei possibili effetti negativi che i vaccini potrebbero causare a livello molto più sottile, ovvero a livello spirituale, oltre che al nostro benessere psichico. Con la campagna vaccinale ancora in corso, possiamo affermare che circa il 85% della popolazione italiana oltre i 5 anni d&#8217;età è entrata in contatto almeno una volta con il vaccino e ciò significa che se per qualche disgraziata ragione il vaccino dovesse avere qualche effetto non previsto sulla popolazione umana, ben poche persone sarebbero esenti dall&#8217;avere conseguenze fisiche o spirituali dall&#8217;aver assunto sostanze che sono ancora poco conosciute in quanto protette dal segreto del brevetto commerciale.<br />
Lo scorso anno, nell&#8217;ottobre del 2021, un libro di Thomas Mayer intitolato: “Inoculazioni contro il Coronavirus dal punto di spirituale, loro effetti su anima, spirito e vita dopo la morte” inizia a prendere in considerazione anche le conseguenze che certe scelte hanno sulla nostra vita e su certe nostre decisioni e comportamenti, poiché sappiamo che ogni scelta etica può avere ripercussioni sul nostro karma, anche dopo la nostra morte.</p>
<div id="attachment_14256" style="width: 433px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/03/Thomas-Mayer-effetti-spirituali-del-vaccino-anti-coronavirus.jpeg"><img class="wp-image-14256 size-full" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/03/Thomas-Mayer-effetti-spirituali-del-vaccino-anti-coronavirus.jpeg" alt="Thomas Mayer effetti spirituali del vaccino anti coronavirus" width="423" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Thomas Mayer: Inoculazioni contro il Coronavirus dal punto di spirituale</p></div>
<p>Nel libro in questione, il ricercatore tedesco Thomas Mayer riporta chiaramente le sue ricerche sugli effetti della vaccinazione sull’anima e sullo spirito, ma anche sulla vita dopo la morte. Per questo, ha raccolto le esperienze di molti terapeuti e più di 50 colleghi chiaroveggenti. Nella primavera del 2021 aveva già scritto il libretto Autodifesa spirituale nella crisi da Coronavirus – 28 Meditazioni.<br />
Ci sono sensitivi che non vedono sempre anime morte, ma possono sentire la loro presenza, discernendone accuratamente sesso, età e ogni tipo di informazione identificativa, che viene poi confermata dai loro pareti e amici viventi.<br />
Le aure di queste entità sono percepibili a questi medium che ne conoscono anche la temperatura, la consistenza e lo spessore. La qualità dell&#8217;aria vicino al corpo di una persona è nettamente diversa dall&#8217;aria nel resto della stanza, proprio come l&#8217;aria si sente più calda più ci si avvicina a una fiamma libera. Ognuno ha fondamentalmente un uovo di energia intorno al proprio corpo.<br />
Ogni volta che il sensitivo va ad abbracciare qualcuno si sente entrare in contatto con una distinta bolla di energia ed ha la sensazione che i loro corpi si tocchino pur restando a distanza.<br />
Sensitivi che hanno sempre percepito la presenza di entità viventi  trapassate si sono trovate molto sorprese una volta che si sono trovate in presenza di persone a cui era stato somministrato il vaccino contro il COVID19, a partire dalla primavera 2021.<br />
Da allora, c&#8217;è chi è passato dritto nell&#8217;aria vuota mentre andava ad abbracciare una persona cara, e non ha percepito quell&#8217;alone energetico a cui era abituato, ma soltanto il contatto fisico della pelle del/la suo/sua interlocutore/trice. Non c&#8217;era nessuna aura, nessuna energia che si irradiasse da lei come al solito. Era come prendere in mano un grillo pensando che si sentirà vivo nella tua mano, solo per scoprire che il guscio è vuoto privo del corpo del grillo, privo di vita.<br />
Potrebbe sembrare una metafora crudele, ma in realtà era proprio questo che si voleva esprimere per far comprendere pienamente che cosa sia una guerra spirituale.<br />
Il vaccino apporta una grande spossatezza nelle persone, non in tutte, ma nella gran parte di chi è stato sottoposto a questo trattamento sanitario preventivo.<br />
Dopo giorni, settimane o mesi i vaccinati recuperano le loro forze, ma in alcuni permane  una strana opacità nello sguardo, come se i loro occhi conservassero un alone grigio; come se su di loro fosse scesa una sorta di cataratta energetica.<br />
Alicen Grey è una di questi medium e sensitivi dotati di facoltà parapsicologiche che si sono addentrati nei problemi e nei danni metapsichici che i vaccini stanno provocando alle persone.<br />
Per molti di loro è chiaro che l&#8217;obiettivo di questi vaccini non è mai stato quello di ridurre la trasmissione di un virus artificiale, bensì quello molto più sinistro di tentare di bloccare l&#8217;evoluzione spirituale delle nostre anime. Ecco perché i nostri governanti permettono alle multinazionali di perfluorurare la nostra acqua con i PFAS, di trasformare geneticamente il nostro cibo, di violare i cieli con le scie chimiche, di produrre nuovi virus e terrore o di fare esperimenti medici segreti su popolazioni inconsapevoli.<br />
Ecco perché ci vogliono rendere schiavi alle dipendenze dei sistemi bancari e tentano di dissacrare le nostre coscienze. La parola &#8220;governo&#8221; ha perso il suo significato e la sua funzione per  espletare un terribile &#8220;controllo mentale&#8221; globale.<br />
Siamo stati catapultati in un inferno di incantesimi e di parole che nascondono sempre le vere motivazioni di chi ci vuol sottomettere anima e corpo. Ecco perché i maghi globali tentano di insinuarsi nel nostro libero arbitrio con mezzi sempre più subdoli e impositivi nel tentativo di realizzare i loro desideri più nascosti e rivoltanti. In questo momento, dietro al pretesto di realizzare una società più giusta stanno cercando di portare l&#8217;umanità sull&#8217;orlo di una guerra totale utilizzando tecnologie persuasive di ogni tipo per compromettere dapprima la nostra mente, poi la volontà ed infine l&#8217;anima. Anche attraverso il controllo del corpo umano, inserendo materiale genetico e farmaceutico che diventerà indispensabile per sopravvivere in un ambiente inquinato artificialmente e biologicamente.</p>
<p>Secondo Credo Mutwa, uno sciamano Zulu, i suoi parenti sensitivi sono stati in grado di percepire che il vaccino contro il vaiolo era un cavallo di Troia per una tecnologia atta alla  eliminazione degli spiriti:</p>
<p>&#8220;Ci è stato detto che c&#8217;era una grande epidemia di vaiolo in arrivo nella terra e tutti i bambini dovevano essere vaccinati. Mio nonno diceva che <strong>la vaccinazione dell&#8217;uomo bianco rende ciechi [spiritualmente]&#8230;<br />
</strong>Gli ispettori venivano a controllare ogni bambino per i segni della vaccinazione.<br />
Nostra nonna ci dava un grande dolore per salvare i nostri occhi spirituali. I chicchi di mais venivano riscaldati e spinti contro la pelle del bambino, quindi quando arrivavano gli ispettori delle scuole, vedevano le vesciche e pensava che il bambino fosse stato vaccinato&#8230; e notammo che i bambini delle scuole missionarie che erano stati vaccinati per il vaiolo o il morbillo non potevano vedere affatto le entità spirituali.</p>
<p><strong>Un disco volante avrebbe attraversato il cielo a grande velocità e sarebbe stato visto da molti uomini e donne, ma i bambini che erano stati vaccinati non avrebbero visto nulla&#8230; cosa verificatasi centinaia di volte</strong>&#8220;.</p>
<p>Il famoso mistico Rudolf Steiner predisse che un giorno i vaccini sarebbero stati usati per scoraggiare l&#8217;interesse spirituale:<br />
&#8220;. . . si troverà finalmente un modo per vaccinare i corpi in modo che questi corpi non permettano di sviluppare l&#8217;inclinazione verso le idee spirituali e per tutta la vita le persone credano solo nel mondo fisico che percepiscono con i sensi.&#8221;<br />
<strong>I tecnocrati che hanno progettato questa tecnologia dell&#8217;angelo caduto stanno cercando di spegnere la parte di noi che può concepire cose superiori come Dio, l&#8217;anima e la nostra vera natura spirituale. </strong></p>
<p>Anche alcune persone evolute spiritualmente potrebbero non comprendere l&#8217;idea che un oggetto materiale possa danneggiare il corpo spirituale, ma ciò che la maggior parte delle persone (psichici e hylic allo stesso modo) non capisce, è che il nostro corpo è un veicolo spirituale per la coscienza. Ad ogni aspetto dell&#8217;energia/corpi sottili esiste un corrispondente organo fisico che svolge la sua funzione nel mondo materiale. Quindi, la &#8220;ghiandola pineale&#8221; è la controparte fisica del &#8220;terzo occhio&#8221;, ed è per questo che l&#8217;acqua perfluorata (che calcifica la ghiandola pineale) indebolisce la chiarezza mentale delle persone e offusca la loro visione psichica. Questo è l&#8217;insegnamento più fondamentale di tutte le modalità di guarigione energetica. Corpo fisico, anima e spirito e mente sono strettamente connessi tra loro ed è per questo che agendo attraverso il corpo fisco si riesce ad interferire anche sui &#8220;corpi sottili&#8221;. Un attacco al corpo si ripercuote pertanto anche sullo spirito; è così che funziona la guerra contro la nostra coscienza e la nostra autodeterminazione spirituale, per indurci tutti a pensare e ad agire nello stesso modo. Non  difficile capirlo, ma è molto difficile resistere a questi attacchi spirituali.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Stefano Polesello; Daniele Palmulli e l&#8217;On. Chiara Braga sono gli ospiti della seconda parte dello Speciale Pfas di RAM</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 18:28:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Radio Atlanta Milano abbiamo deciso di approfondire il discorso sulle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) per sensibilizzare i nostri ascoltatori e, possibilmente, la maggior parte degli italiani, perché la presenza di questi composti di sintesi è diffusa in tantissimi prodotti industriali, alimentari, e in molti altri manufatti che quasi nessuno sospetterebbe. Recenti studi hanno dimostrato la contaminazione ambientale da queste sostanze nocive nell’acqua di alcuni territori del Veneto, del Piemonte, della Toscana e della Lombardia. Tali sostanze organiche, note anche come perfluorati, risultano impiegate nelle aziende chimiche che producono derivati del fluoro e che nello specifico rappresentano la fonte della contaminazione ambientale suddetta. I perfluorati sono sostanze caratterizzate dalla presenza di una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata nella molecola, generalmente costituita da 4 a 16 atomi di carbonio, e da un gruppo idrofilico. La particolare struttura di queste molecole e il forte legame tra fluoro e carbonio le rende particolarmente resistenti al degrado, pertanto i composti PFAS presentano un’elevata persistenza ambientale e capacità di bioaccumulo con effetti tossici sull’uomo di varia natura. I PFAS fanno parte della famiglia di sostanze definite come “interferenti endocrini” in quanto in grado di alterare gli equilibri ormonali; sono inoltre considerati contaminanti chimici emergenti, segnalati come “prioritari” da organismi nazionali ed internazionali. L’elevata idrosolubilità motiva la diffusa presenza di queste sostanze nell’acqua, che rappresenta quindi un importante veicolo di contaminazione. La legislazione riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001) non prevede il controllo di queste sostanze, per le quali quindi non sono stati fissati valori limite di concentrazione; tuttavia la protezione della qualità delle acque prevede anche il rispetto di elementi chimici non espressamente considerati dalla normativa, che possono rappresentare potenziali fattori di rischio. Il caso dei perfluorati è per noi molto interessante e ci risulta per lo meno curioso che in Italia  non esista una regolamentazione per le concentrazioni massime tollerabili per l’acqua potabile di PFOA e di PFOS ; mentre sono già state state fatte prese decisioni a livello nazionale da paesi come: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Nel nostro paese, sulla base delle indicazioni dell’EFSA (Autorità Europea per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A Radio Atlanta Milano abbiamo deciso di approfondire il discorso sulle sostanze <strong>perfluoroalchiliche (PFAS)</strong> per sensibilizzare i nostri ascoltatori e, possibilmente, la maggior parte degli italiani, perché la presenza di questi composti di sintesi è diffusa in tantissimi prodotti industriali, <strong>alimentari</strong>, e in molti altri manufatti che quasi nessuno sospetterebbe. Recenti studi hanno dimostrato la contaminazione ambientale da queste sostanze nocive nell’acqua di alcuni territori del <strong>Veneto</strong>, del <strong>Piemonte</strong>, della <strong>Toscana</strong> e della <strong>Lombardia</strong>. Tali sostanze organiche, note anche come perfluorati, risultano impiegate nelle aziende chimiche che producono derivati del fluoro e che nello specifico rappresentano la fonte della contaminazione ambientale suddetta.<br />
I perfluorati sono sostanze caratterizzate dalla presenza di una catena alchilica idrofobica completamente fluorurata nella molecola, generalmente costituita da 4 a 16 atomi di carbonio, e da un gruppo idrofilico. La particolare struttura di queste molecole e il forte legame tra fluoro e carbonio le rende particolarmente resistenti al degrado, pertanto i composti PFAS presentano un’elevata persistenza ambientale e capacità di bioaccumulo con <strong>effetti tossici sull’uomo</strong> di varia natura. I PFAS fanno parte della famiglia di sostanze definite come “<strong>interferenti endocrini</strong>” in quanto in grado di alterare gli equilibri ormonali; sono inoltre considerati contaminanti chimici emergenti, segnalati come “prioritari” da organismi nazionali ed internazionali.</p>
<p>L’elevata idrosolubilità motiva la diffusa presenza di queste sostanze nell’acqua, che rappresenta quindi un importante veicolo di contaminazione.<br />
<strong>La legislazione riguardante la qualità delle acque destinate al consumo umano (D.Lgs 31/2001) non prevede il controllo di queste sostanze, per le quali quindi non sono stati fissati valori limite di concentrazione</strong>; tuttavia la protezione della qualità delle acque prevede anche il rispetto di elementi chimici non espressamente considerati dalla normativa, che possono rappresentare potenziali fattori di rischio. Il caso dei perfluorati è per noi molto interessante e ci risulta per lo meno curioso che in Italia  non esista una regolamentazione per le concentrazioni massime tollerabili per l’acqua potabile di <strong>PFOA</strong> e di <strong>PFOS</strong> ; mentre sono già state state fatte prese decisioni a livello nazionale da paesi come: Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Nel nostro paese, sulla base delle indicazioni dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) circa i valori massimi tollerabili per esposizione orale e dei consumi stimati di acqua potabile, sono stati proposti i seguenti valori limite per la concentrazione in acqua: 0,3 µg/L per il PFOS e 3 µg/L per il PFOA.<br />
La presenza media di PFOS nelle acque potabili italiane è nell’ordine dei ng/L e di alcune decine di ng/L per quanto riguarda gli PFOA, tali concentrazioni (nanogrammo/L = miliardesimo di grammo per litro) sono rilevabili soltanto con l’ausilio di sofisticate apparecchiature, classicamente spettrometri di massa, in dotazione nei laboratori d’analisi più avanzati.</p>
<p><strong>Mercoledì 23 febbraio 2022 dalle ore 16,00 alle ore 17,45 </strong>abbiamo parlato di queste problematiche con il Dott. Stefano Polesello di IRSA CNR; von il dott. Daniele Palmullo, Direttore della Comunicazione di ARPA Lombardia e l&#8217;Onorevole Chiara Braga.<br />
Eccovi il podcast della trasmissione: <a href="https://www.radioatlanta.it/gli-speciali-di-tony-graffio-speciale-pfas-seconda-parte-le-sostanze-perfluoroalchiliche-mettono-in-pericolo-luomo-e-lambiente/">Speciale PFAS Seconda Parte</a><br />
Qui invece trovate la trasmissione a cui hanno partecipato: Andrea Di Nisio; Marco Milioni; Michela Piccoli e Giorgio De Martino: <a href="https://www.radioatlanta.it/gli-speciali-di-tony-graffio-speciale-pfas-le-sostanze-perfluoralchiliche-mettono-in-pericolo-luomo-e-lambiente/">Speciale PFAS Prima Parte</a></p>
<div id="attachment_14127" style="width: 536px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/02/On-Chiara-Braga.jpg"><img class="wp-image-14127 size-full" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/02/On-Chiara-Braga.jpg" alt="On Chiara Braga" width="526" height="526" /></a><p class="wp-caption-text">On. Chiara Braga</p></div>
<p><strong>On. CHIARA BRAGA</strong><br />
Laureata in pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale al Politecnico di Milano, ha ricoperto il ruolo di vicesindaco e assessore all’Urbanistica del Comune di Bregnano dal 2004 al 2009 per la lista “Insieme per Bregnano” e di consigliere provinciale nella lista dell’Ulivo della Provincia di Como dal 2007 al 2012. Dal 2003 al 2008 ha lavorato come tecnico urbanista presso il Comune di Lomazzo.<br />
È stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati alle elezioni del 2008, nelle liste del Partito Democratico. Nel dicembre 2012 si è candidata alle primarie per la scelta dei candidati parlamentari del PD in vista delle elezioni del 2013, risultando la più votata in provincia di Como. Nel febbraio 2013 è stata rieletta deputata nella XVII Legislatura. Nelle elezioni del marzo 2018 è stata riconfermata deputata.<br />
In Parlamento fa parte della <strong>Commissione VIII Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei Deputati</strong>; dal 2018 è Capogruppo PD della Commissione.<br />
Il 28 novembre del 2017 è stata eletta Presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, Commissione della quale ancora oggi è componente.<br />
Dal 9 dicembre 2013 è stata chiamata a far parte della Segreteria nazionale del Partito Democratico, con a capo il Segretario nazionale Matteo Renzi, come <strong>Responsabile nazionale Ambiente ed Energia</strong>, incarico che ha ricoperto fino al maggio del 2017. Nel 2018 l’allora segretario Nicola Zingaretti mi ha riconfermato quale Responsabile nazionale Agenda 2030 e Sostenibilità, nonché coordinatrice dell’Ufficio di Programma PD in Segreteria nazionale. Nel marzo del 2021 il segretario Enrico Letta le ha affidato l’incarico in segreteria nazionale, di responsabile nazionale della <strong>Transizione ecologica</strong>, Sostenibilità e Infrastrutture del PD.<br />
Centrali nel suo impegno politico e parlamentare sono i temi dell’ambiente, della lotta contro il dissesto idrogeologico, della green economy, dell’economia circolare e dell’acqua.<br />
È stata la prima firmataria della proposta di legge delega al Governo “per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale e coordinamento della Protezione Civile” con la quale ha voluto assicurare un miglior coordinamento e una maggiore continuità degli interventi della Protezione civile non solo nella fase acuta dell’emergenza ma anche nel processo di ritorno alla normalità dopo le catastrofi. Proposta che è divenuta legge il 16 marzo 2017. (L. 16 marzo 2017, n. 30).<br />
Nel 2014 è stata relatrice del cd decreto “Sblocca Italia” e, alla Camera, della legge per il contenimento del consumo di suolo con la quale ci siamo posti l’obiettivo di dare finalmente anche all’Italia una legge che freni il consumo sconsiderato di suolo a fini edificatori. Nel 2018 ha ripresentato in Parlamento, a sua prima firma, un’analoga proposta di legge sempre contro il consumo di suolo.<br />
È stata firmataria della legge che ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale (L. 22 maggio 2015, n. 68, c.d. legge sugli ecoreati). Un risultato storico dopo più di vent’anni nel nostro Paese, frutto della battaglia e dell’impegno instancabile di associazioni e cittadini, del lavoro delle forze di polizia, magistrati, giornalisti, della volontà politica di parlamentari e del Governo.<br />
È stata firmataria anche delle legge proposta di legge sul riordino delle Agenzie ambientali.<br />
Nel 2017 è stata relatrice della proposta di legge “Disposizioni per il coordinamento della disciplina in materia di abbattimento delle barriere architettoniche (AC 1013-A), approvata alla Camera il 7 marzo del 2017.<br />
Nel dicembre 2015 ha fatto parte della delegazione del Parlamento Italiano alla COP21 di Parigi.<br />
Nel febbraio 2016, insieme alla deputata Lia Quartapelle Procopio, si è recata in Etiopia, tra Addis Abeba e Wolisso, in occasione di un viaggio promosso da AIDOS-Global Fund, per studiare gli effetti su salute e alimentazione del cambiamento climatico, in seguito alla grande siccità che interessa il Corno d’Africa.<br />
Nel marzo 2016, con il circolo di PD di Bruxelles, ha promosso “Gli Stati Generali della Green Economy” nella Capitale d’Europa, al fine di costituire un forum permanente sui temi energia-ambiente-clima-lavoro tra Parlamento Italiano, Parlamento UE e Commissione Europea.</p>
<p><strong>Dott. STEFANO POLESELLO</strong><br />
Stefano Polesello è un chimico ambientale, laureato all&#8217;Università degli Studi di Milano nel 1989, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca in scienze chimiche. Dal 1996 è ricercatore presso l&#8217;<strong>Istituto di Ricerca sulle Acque  (IRSA) del CNR</strong>, dove si occupa di inquinamento chimico delle acque interne, sia superficiali che sotterranee, studiando il destino e gli effetti degli <strong>inquinanti di sintesi</strong> una volta immessi negli <strong>ecosistemi acquatici</strong>. In particolare, dal 2008, col suo gruppo di ricerca studia la problematica dell&#8217;<strong>inquinamento da PFAS</strong>, ed ha coordinato un progetto finanziato dal Ministero dell&#8217;ambiente dal 2011 al 2013. Uno dei risultati fondamentali di questo progetto è stata la scoperta del caso di inquinamento delle falde acquifere venete da parte della ditta<strong> Miteni</strong>. In questi anni ha pubblicato molti articoli sul tema dei PFAS, nel campo delle metodologie di indagine chimica, della distribuzione delle sostanze negli ecosistemi e infine in campo regolatorio. <strong>Da vent&#8217;anni collabora col Ministero dell&#8217;Ambiente e con la Commissione Europea come esperto di monitoraggio delle sostanze prioritaria e derivazione di standard di qualità e limiti ambientali nelle acque e negli ecosistemi, con un particolare focus sui PFAS.</strong></p>
<p>I podcast degli speciali radiofonici di Tony Graffio li trovate in questa pagina sul sito di Radio Atlanta Milano https://www.radioatlanta.it/our-services/speciali/</p>
<div id="attachment_14166" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/02/Stefano-Polesello.jpg"><img class="wp-image-14166 size-large" src="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2022/02/Stefano-Polesello-1024x682.jpg" alt="Stefano Polesello" width="610" height="406" /></a><p class="wp-caption-text">Il dott. Stefano Polesello di IRSA CNR a Radio Atlanta Milano il 23/02/2022</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Speciale Microplastiche a Radio Atlanta: Pierluigi Strafella è uno dei nostri esperti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2021 18:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione dello Speciale &#8220;Microplastiche: che cosa sono e come evitarle&#8220;, in onda mercoledì 23 giugno 2021, abbiamo invitato a parlare dai nostri microfoni Pierluigi Strafella. Ecco di cosa si occupa. Pierluigi Strafella  è Ricercatore in Ecologia Marina presso il CNR IRBIM di Ancona (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine) dal 2010. Si occupa di valutazione di impatto ambientale dovuto ad attività antropica in mare. È stato imbarcato in più di 100 campagne oceanografiche di campionamento di sedimenti e di fauna, sia sotto costa che offshore, sia su  navi da ricerca che su navi da lavoro. Dal 2012 si occupa di Rifiuti Marini e Plastiche di fondo, specie in Adriatico, valutandone presenza, tipologia, quantità e possibili fonti o attività correlate alla loro distribuzione spaziale in mare. Dal 2017 studia le microplastiche sia nella matrice ambientale che nella fauna marina. Ha studiato la presenza di microplastiche nei mitili (Mytilus galloprovincialis), in microorganismi benthonici (vermi marini) Hediste diversicolor, ed in ultimo negli scampi. Annovera diverse pubblicazioni e conferenze sia scientifiche che di divulgazione, sia nazionali che internazionali. Attualmente tra le diverse attività, si occupa anche di studiare la presenza di microplastiche negli scampi (Nephrops norvegicus) in Adriatico. Tale ricerca ha portato a pubblicare, con il Team del CNR IRBIM, su rivista scientifica internazionale. Ultimo lavoro (2021) sulla rivista Environmental Pollution, Preliminary results on the occurrence and anatomical distribution of microplastics in wild populations of Nephrops norvegicus from the Adriatic Sea. &#8220;Le microplastiche hanno invaso la vita di tutti è un nostre dovere conoscerle ed evitarle, per questo abbiamo deciso di parlarne in uno speciale radiofonico che Vi spiegherà chiaramente la gravità e la diffusione di questo problema.&#8221; Tony Graffio &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dello Speciale &#8220;<strong>Microplastiche: che cosa sono e come evitarle</strong>&#8220;, in onda mercoledì 23 giugno 2021, abbiamo invitato a parlare dai nostri microfoni <strong>Pierluigi Strafella</strong>. Ecco di cosa si occupa.</p>
<div id="attachment_13053" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastiche-pesce.png"><img class="wp-image-13053 size-large" src="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastiche-pesce-1024x661.png" alt="Microplastiche pesce" width="610" height="393" /></a><p class="wp-caption-text">Microplastiche in tessuto di pesce viste al microscopio a scansione</p></div>
<p>Pierluigi Strafella  è Ricercatore in Ecologia Marina presso il CNR IRBIM di Ancona (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine) dal 2010.<br />
Si occupa di valutazione di impatto ambientale dovuto ad attività antropica in mare.<br />
È stato imbarcato in più di 100 campagne oceanografiche di campionamento di sedimenti e di fauna, sia sotto costa che offshore, sia su  navi da ricerca che su navi da lavoro.<br />
Dal 2012 si occupa di Rifiuti Marini e Plastiche di fondo, specie in Adriatico, valutandone presenza, tipologia, quantità e possibili fonti o attività correlate alla loro distribuzione spaziale in mare.</p>
<div id="attachment_13052" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastica-su-pesce.jpg"><img class="wp-image-13052 size-large" src="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastica-su-pesce-1024x460.jpg" alt="Microplastica su pesce" width="610" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Fibra di microplastica inglobata in un pesce</p></div>
<p>Dal 2017 studia le <strong>microplastiche</strong> sia nella matrice ambientale che nella fauna marina.</p>
<p>Ha studiato la presenza di <strong>microplastiche nei mitili</strong> (Mytilus galloprovincialis), in microorganismi benthonici (vermi marini) Hediste diversicolor, ed in ultimo negli scampi.<br />
Annovera diverse pubblicazioni e conferenze sia scientifiche che di divulgazione, sia nazionali che internazionali.<br />
Attualmente tra le diverse attività, si occupa anche di studiare la presenza di <b>microplastiche</b> <strong>negli</strong> <b>scampi</b> (Nephrops norvegicus) in <b>Adriatico</b>. Tale ricerca ha portato a pubblicare, con il Team del <strong>CNR IRBIM</strong>, su rivista scientifica internazionale.<br />
Ultimo lavoro (2021) sulla rivista <i>Environmental Pollution, </i><b>Preliminary results on the occurrence and anatomical distribution of</b><b> </b><b>microplastics in wild populations of Nephrops norvegicus from the</b><b> </b><b>Adriatic Sea.</b></p>
<p>&#8220;Le microplastiche hanno invaso la vita di tutti è un nostre dovere conoscerle ed evitarle, per questo abbiamo deciso di parlarne in uno speciale radiofonico che Vi spiegherà chiaramente la gravità e la diffusione di questo problema.&#8221; Tony Graffio</p>
<div id="attachment_13051" style="width: 620px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastica-grafico.png"><img class="wp-image-13051 size-large" src="http://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/06/Microplastica-grafico-1024x640.png" alt="Microplastica grafico" width="610" height="381" /></a><p class="wp-caption-text">Percentuale di microplastiche nello scampo Adriatico</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non sarà Bill Gates a salvare il pianeta</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2021 07:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tony Graffio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Può davvero uno degli uomini più ricchi del mondo insegnarci ad «evitare il disastro climatico»? Ecco cosa c&#8217;è che non va nell&#8217;ambientalismo del boss di Microsoft Articolo di Giulio Calella Per circa vent’anni secondo la rivista Forbes è stato l’uomo più ricco del mondo, sorpassato solo nel 2017 dal fondatore di Amazon Jeff Bezos. Creatore di Microsoft, è osannato come colui che ha rivoluzionato le nostre vite coronando il sogno di portare un personal computer in ogni casa. Adesso sostiene di occuparsi principalmente di filantropia, attraverso la fondazione benefica che dirige insieme a sua moglie, eppure negli anni ha avuto guai giudiziari per concorrenza sleale e violazione delle regole antitrust ed è stato a lungo il principale simbolo dei monopoli capitalistici del nuovo millennio. Oggi, con il libro Clima. Come evitare un disastro uscito a febbraio per La nave di Teseo e stabilmente nelle classifiche dei saggi più venduti, Bill Gates unisce all’indole di grande innovatore uno sbandierato intento filantropico proponendosi come colui che può indicare la via per fermare il disastro climatico e trasformarlo in grande occasione di innovazione tecnologica. Nel bel mezzo di un disastro pandemico le cui cause sono strettamente collegate ai fenomeni che caratterizzano la crisi climatica, si pone in effetti il problema più urgente per il prossimo futuro, per evitare nuove epidemie e la vera e propria distruzione del pianeta. La cosa curiosa è che in quest’ultimo anno si sono invece moltiplicate diverse fantasie di complotto che individuano non nella crisi climatica ma proprio in Bill Gates la causa della pandemia: proprio lui avrebbe diffuso il Coronavirus nel mondo – non è ben chiaro come – per poi controllarci tutti forse tramite un microchip inserito nel vaccino. La prova sarebbe una conferenza organizzata proprio dalla Bill and Melinda Gates Foundation nell’ottobre 2019 in cui i due proponevano a esponenti politici e dell’Organizzazione mondiale della sanità di simulare una risposta coordinata a un’ipotetica pandemia, ispirata all’ondata di Sars del 2002. Tale assurda fantasia di complotto che attaccava uno degli uomini più potenti del mondo si è rivelata – come spesso accade – un regalo allo stesso Bill Gates: le ovvie smentite hanno finito infatti per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="entry_excerpt">
<h2><a href="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/03/Bill-Gates-Clima-come-evitare-un-disastro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12167" src="https://www.radioatlanta.it/wp-content/uploads/2021/03/Bill-Gates-Clima-come-evitare-un-disastro.jpg" alt="Bill Gates Clima come evitare un disastro" width="690" height="1000" /></a></h2>
<h2>Può davvero uno degli uomini più ricchi del mondo insegnarci ad «evitare il disastro climatico»? Ecco cosa c&#8217;è che non va nell&#8217;ambientalismo del boss di Microsoft</h2>
</div>
<div class="the_content">
<p class="has-drop-cap">Articolo di Giulio Calella</p>
<p class="has-drop-cap">Per circa vent’anni secondo la rivista <em>Forbes</em> è stato l’uomo più ricco del mondo, sorpassato solo nel 2017 dal fondatore di Amazon Jeff Bezos. Creatore di Microsoft, è osannato come colui che ha rivoluzionato le nostre vite coronando il sogno di portare un personal computer in ogni casa. Adesso sostiene di occuparsi principalmente di filantropia, attraverso la fondazione benefica che dirige insieme a sua moglie, eppure negli anni ha avuto guai giudiziari per concorrenza sleale e violazione delle regole antitrust ed è stato a lungo il principale simbolo dei monopoli capitalistici del nuovo millennio.</p>
<p>Oggi, con il libro <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/clima-come-evitare-un-disastro/"><em>Clima. Come evitare un disastro</em></a> uscito a febbraio per La nave di Teseo e stabilmente nelle classifiche dei saggi più venduti, Bill Gates unisce all’indole di grande innovatore uno sbandierato intento filantropico proponendosi come colui che può indicare la via per fermare il disastro climatico e trasformarlo in grande occasione di innovazione tecnologica.</p>
<p>Nel bel mezzo di un disastro pandemico le cui cause sono <a href="https://jacobinitalia.it/il-cambiamento-climatico-e-un-virus/">strettamente collegate ai fenomeni che caratterizzano la crisi climatica</a>, si pone in effetti il problema più urgente per il prossimo futuro, per evitare nuove epidemie e la vera e propria distruzione del pianeta. La cosa curiosa è che in quest’ultimo anno si sono invece moltiplicate diverse <a href="https://edizionialegre.it/product/la-q-di-qomplotto/">fantasie di complotto</a> che individuano non nella crisi climatica ma proprio in Bill Gates la causa della pandemia: proprio lui avrebbe diffuso il Coronavirus nel mondo – non è ben chiaro come – per poi controllarci tutti forse tramite un microchip inserito nel vaccino. La prova sarebbe una conferenza organizzata proprio dalla Bill and Melinda Gates Foundation nell’ottobre 2019 in cui i due proponevano a esponenti politici e dell’Organizzazione mondiale della sanità di simulare una risposta coordinata a un’ipotetica pandemia, ispirata all’ondata di Sars del 2002.</p>
<p>Tale assurda fantasia di complotto che attaccava uno degli uomini più potenti del mondo si è rivelata – come <a href="https://jacobinitalia.it/il-complottismo-nasconde-i-conflitti/">spesso accade</a> – un regalo allo stesso Bill Gates: le ovvie smentite hanno finito infatti per rafforzare gli elogi per il suo curriculum e per l’opera filantropica della sua fondazione, aumentando la sua credibilità anche come leader in grado di fermare il disastro climatico. Ma la salvezza di un pianeta devastato dal dominio della legge del profitto può essere delegata a colui che negli ultimi 25 anni ha messo insieme più profitti di tutti?</p>
<p>Abbiamo inquinato ma a fin di bene</p>
<p>Il libro di Bill Gates ha il merito di non indugiare nei <em>diversivi</em> colpevolizzanti che guardano unicamente ai comportamenti individuali sorvolando sulle emissioni inquinanti dei processi produttivi delle nostre società. La produzione è infatti al centro della sua analisi, così come i processi attraverso i quali ricaviamo energia elettrica, i metodi con cui coltiviamo la terra e alleviamo gli animali, i mezzi con cui ci spostiamo e quelli con cui riscaldiamo e rinfreschiamo gli ambienti.</p>
<p>Non nasconde insomma che l’attuale modello di produzione porti dritto verso il disastro, nel suo racconto però il capitalismo sembra aver sempre agito a fin di bene. È vero che la deforestazione è una brutta cosa, sostiene, ma è servita a produrre più cibo per sfamare una popolazione mondiale che cresce e deve divenire sempre meno povera; è vero che la plastica inquina, ma è un materiale fantastico che ci ha permesso di utilizzare strumenti che accrescono la qualità della nostra vita; è vero che la produzione di cemento e acciaio aumenta le emissioni ma ha una funzione essenziale; è vero che aerei e automobili inquinano, ma è bello che tutti possano viaggiare, e via discorrendo. «Non possiamo pretendere che i poveri restino tali – scrive sempre fedele al suo approccio filantropico – perché i paesi ricchi hanno emesso troppi gas serra […] dobbiamo invece offrire alle persone con un basso reddito l’opportunità di salire la scala senza aggravare il problema climatico».</p>
<p>Il problema insomma non starebbe in <em>cosa</em>, <em>quanto</em> e <em>perché</em> produciamo ma solo sul <em>come. </em>Il<em> </em> disastro climatico è sostanzialmente un problema tecnologico: «Sottoponetemi un problema e cercherò una tecnologia per risolverlo». Per questo, spiega, avere troppa fretta può indurre in errore portando a utilizzare tecnologie sbagliate. La data fissata dall’Ipcc – la conferenza sul clima dell’Onu – entro cui ridurre drasticamente le emissioni e ripresa con forza dai movimenti globali contro la crisi climatica, il 2030, è per lui così irrealistica da rivelarsi dannosa. Bisogna prenderla con più calma puntando al 2050 per poter investire nella ricerca delle tecnologie che permettano di produrre <em>come e più di prima</em>, con gli stessi o maggiori profitti, ma a emissioni zero.</p>
<p>Per Bill Gates il miglior mondo possibile rimane per definizione sempre quello fondato sulla ricerca del massimo profitto, e finché quasi tutte le soluzioni a zero emissioni sono per le imprese più costose dei loro corrispettivi basati sui combustibili fossili sarà impossibile fermare il disastro. L’intervento statale deve servire unicamente per rendere più profittevole la produzione verde, per ridurre quello che definisce il «Green Premium» – ossia il costo aggiuntivo dovuto all’utilizzo di un’alternativa ecologica – attraverso disincentivi che diano un prezzo all’inquinamento, come la carbon tax, e incentivi fiscali per produzioni green; acquistando per servizi pubblici materiali a zero emissioni dalle aziende che li producono; e soprattutto investendo nella ricerca quando il settore privato non è disposto a farlo perché non intravede la possibilità di trarne profitti. Non appena poi diventa chiaro come un’impresa possa realizzare degli utili, subentra ovviamente il settore privato. Arrivederci e grazie.</p>
<p>L’idea di arrivare al 2050 e sforare temporaneamente la soglia di riscaldamento climatico di 1,5°C, prevista dall’Ipcc nel 2030 in assenza di politiche in grado di abbattere subito drasticamente le attuali emissioni, è però <a href="https://jacobinitalia.it/la-catastrofe-e-gia-in-corso/">degna di un apprendista stregone</a> perché le conseguenze sugli anni successivi non sono facilmente prevedibili e appare molto improbabile che si possa successivamente tornare indietro. Secondo Bill Gates invece mentre aspettiamo che l’economia a zero emissioni sia compatibile con il capitalismo «quasi tutte le persone dovranno adattarsi a un pianeta più caldo». Ossia – ci spiega nel libro – si dovrà ripensare a dove allocare case e aziende, puntellare le reti elettriche, le città portuali, i ponti e finanziare vari progetti di adattamento. Il tutto sarebbe più conveniente rispetto a soluzioni tecnologiche che attualmente non producono profitto. Ma conveniente per chi?</p>
<p>Al clima ci penso io</p>
<p>Bill Gates racconta di aver subito ammirato ed espresso simpatia per gli attivisti in mobilitazione per il clima, ma di esser rimasto molto perplesso quando in un articolo del <em>Guardian</em> gli venne chiesto di vendere le azioni di aziende di combustibili fossili che deteneva la sua fondazione. «Non capivo come potesse bastare un semplice disinvestimento per fermare il cambiamento climatico o aiutare la popolazione dei paesi poveri […] la penso ancora così ma non voglio guadagnarci se il valore delle loro azioni cresce perché non riusciamo a sviluppare alternative a emissioni zero», per questo le ha vendute investendo nella ricerca di alternative. Ammette anche di avere una pesante «impronta ecologica personale», muovendosi con un Jet privato ed essendo proprietario di molte case, molto grandi. Ma, spiega, «ho investito complessivamente oltre un miliardo di dollari in approcci che spero aiuteranno il mondo ad azzerare le emissioni».</p>
<p>Elencando le varie proposte di innovazione tecnologica che riempiono la parte centrale del libro, alcune sicuramente interessanti, Bill Gates cita infatti alcuni degli importanti investimenti nell’economia green che ha fatto in questi anni.</p>
<p>Innanzi tutto ha fondato la Breakthrough energy coalition, un gruppo mondiale di 28 investitori ad alto patrimonio intenzionati a investire nel settore dell’«energia pulita», di cui fanno parte altri due miliardari del calibro di Jeff Bezos e Mark Zuckemberg; è proprietario di azioni di una società che gestisce un impianto per l’assorbimento di anidride carbonica dall’aria; ha investito in alcune start-up di batterie per migliorare del triplo la capacità energetica rispetto a quelle attualmente esistenti; è socio di una società che progetta di produrre acciaio con energia elettrica al posto dei combustibili fossili e di un’altra che produce biocarburanti in grado di convertire alberi in carburante; è proprietario di due società che hanno sul mercato prodotti a base di carne vegetale come alternativa al consumo di carne animale (Beyond Meat e Impossibile Foods); e ha fondato Terra Power, azienda di progettazione di reattori nucleari di ultima generazione. Non a caso definisce proprio l’energia nucleare come l’unica fonte di energia a zero emissioni che abbia già dimostrato di funzionare su larga scala e che «uccide molto meno persone delle automobili», dando l’idea che il ritorno al nucleare, sfruttando lo shock della crisi climatica, sia al momento la prima strada immediatamente disponibile.</p>
<p>Come si evince dai suoi investimenti, a uno che non manca certo il fiuto per gli affari non sfugge che la transizione ecologica può essere trasformata in una grande occasione di business. Ma per poterlo fare con profitti adeguati ha bisogno di tempo. E di aiuto. Bill Gates del resto è tra i principali esponenti di quello che viene definito <em>filantrocapitalismo</em>, che a guardar bene ha inventato un nuovo modello di beneficenza in cui i poveri sono spesso solo i (presunti) beneficiari indiretti dell’azione benefica, mentre quelli diretti sono le grandi imprese, ossia i ricchi. Bisogna aiutare i ricchi perché possano produrre ricerche, tecnologie o merci di cui poi beneficeranno i poveri. E anche in questo caso Bill Gates propone in fondo di aiutare i ricchi – tra cui il migliore è ovviamente lui.</p>
<p>L&#8217;impossibile capitalismo verde</p>
<p>Bill Gates non è al centro di un complotto che ha portato alla pandemia, ma è al centro del sistema capitalista e ne interpreta perfettamente la visione del mondo. Per questo rimuove il problema che la distruzione della natura fa parte della <em>natura </em>del capitalismo, la cui logica centrale è l’accumulazione infinita, ossia lo sfruttamento di una quantità sempre maggiore di risorse.<br />
Per fermare il disastro climatico serve innovazione certo, ma occorre dare assoluta centralità all’interesse pubblico attraverso la pianificazione e la cooperazione e non mantenendo un sistema votato all’ipercompetizione. Il compito delle nuove tecnologie non deve essere quello di salvare il capitalismo ma di contribuire a costruire una società in cui <a href="https://edizionialegre.it/product/e-troppo-tardi-per-essere-pessimisti/">si produca di meno, si trasporti di meno, si lavori di meno e si condivida di più</a>. In cui la produzione sia realmente in funzione dei bisogni umani decisi democraticamente nel rispetto degli ecosistemi e non spinta dalla logica della massimizzazione del profitto.</p>
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