Maurizio Amigoni

Maurizio Amigoni

La prima cosa che arriva di Maurizio Amigoni De Stefani, artista tout court, speaker, cantante, attore, doppiatore, scrittore entusiasta di ogni aspetto artistico della vita, e non potrebbe essere diversamente trattandosi di un’intervista telefonica, è la sua voce. Ma non è di quelle che passano, no. La sua voce ha un tempo di fermentazione, si deposita, penetra, resta. Si fa ricordare. E’ una di quelle voci da cui vorresti sentirti raccontare una favola, una vecchia storia di paese, una leggenda o da cui vorresti ti giungesse una verità inaspettata, una rivelazione capace di cambiarti la vita. Poi, subito dopo, veicolata dal mezzo perfetto che ha a disposizione, arriva la sua energia: spiazzante, coinvolgente, contagiosa. Al punto tale che seguirlo non diventa più un “ dovere” di lavoro, ma un modo per trascorrere il tempo piacevolmente e per imparare tanto. Nel primissimo pomeriggio le sue risposte sono chiare, complete, divertenti e mettono in luce un uomo che continua a definirsi non di quelli super famosi, con un cognome che potrebbe non evocare nulla. Eppure è proprio dalle sue parole che si scoprono tutti i nomi che hanno affiancato il suo per circostanze lavorative. Da Woody Allen a Gigi Proietti, da Luca Barbareschi a Penelope Cruz passando per Luca Ronconi, Gastone Moschin, Barbara Bouchet e tanti altri. L’impressi19239387_1344322612354954_162963536_n19264832_1344324425688106_1537418636_n19239622_1344320049021877_1637248743_non19265118_1344321349021747_1061127284_ne che ho, nonostante lui sostenga più volte che a fare troppe cose si rischia di non farne bene nessuna, è di un talento malleabile, cangiante che necessita di più strade e tempi per potersi esprimere compiutamente e soddisfare la propria sete.
Chi è Maurizio Amigoni De Stefani?
Guarda, ti rispondo senza mezze misure: Maurizio è un gran casino. Nel senso che, di sicuro, non ho talento nel dipingere o nel danzare, ma ho una sconfinata passione per la musica, la recitazione e la comunicazione e di questo devo ringraziare mio zio che a 13 anni mi portò, per la prima delle mie altre tante volte, negli States per alcuni mesi. Io non ero mai uscito da Cremona, ero così ingenuo e sprovveduto da aver addirittura scambiato l’aeroporto John Fitzgerald Kennedy con il centro di New York. La prima volta per me: grattacieli, hamburger con una miriade di salse diverse, mille tipi di coca-cola, ristoranti ed hotel famosi, le highway, i macchinoni, Broadway, vedere live il basket NBA, il torneo di tennis a Miami e…tanta musica. Una sera mi portarono a sentire dal vivo tale Burt Bacharach che si esibiva con Dionne Warwick e a distanza di qualche mese fu la volta dell’esibizione di Frank Sinatra. Ecco, quella è stata la mia folgorazione sulla via di Damasco, nel senso che da quel momento non mi sono piu’ ripreso ed è nata e si è sviluppata la mia passione per lo swing, il crooner style che mi ha ammaliato non solo come gusto musicale, ma anche come stile di vita, come modo di porsi, di parlare. Precisiamo subito che odio gli stereotipi, le definizioni e musica di questo genere viene magari banalmente etichettata come evergreen, perché lo è. Comunque, una volta rientrato in Italia, ho iniziato ad appassionarmi allo swing, al cool jazz e poi anche al “recitato” ed a tutte le voci di allora, non solo di cantanti, ma di doppiatori ed attori noti come Arnoldo Foà, Paolo Ferrari, Nando Gazzolo, Riccardo Cucciolla. La vita ed il destino poi hanno fatto il resto, perché ho avuto l’occasione di lavorare con Arnoldo Foà, con cui ho fatto doppiaggio , confrontandomi con quella voce calda, quel tono naturale, quell’eloquio non impostato ma efficace che spesso ascoltavo in poltrona a casa e di conoscere e diventare amico di Mario Cordova (direttore di doppiaggio e voce di Richard Gere, Jeremy Irons, ecc.). E poi Nando Gazzolo, visto che ho lavorato a teatro con suo figlio Matteo, attore e musicista. E tanti altri. E cosi’ e’ partita anche l’avventura come doppiatore e soprattutto come voice over nei trailer coming soon, nelle interviste tradotte e nei documentari. Di lì poi il passaggio nelle radio private come speaker ed alle discoteche come dj. Ho lavorato prima in alcuni locali e radio di Cremona, poi a Milano con l’amico e maestro Franco Lazzari di 105 e Radio Peter Flowers e con grandi nomi come Linus, Marco Galli, Mario Panda a 101. Da li’ ho proseguito ed iniziato anche a studiare recitazione sul serio, frequentando laboratori dell’Actors Studio tra U.S.A. ed Italia. A questo punto l’esperienza come modello ed attore negli spot televisivi e nelle pubblicita’ su giornali e riviste. Tanti e per aziende nazionali ed internazionali, con varie partner tra cui Nancy Brilli, Nadia Rinaldi, Helene Nardini e con regie importanti come Nanni Loy, Carlo Verdone, Tonino Delli Colli e scatti con fotografi famosi. Successivamente è arrivato per me il cinema, il teatro, le fiction con Via Montenapoleone, Blue hour, Dis moi, Cinquecento, Verdi, To Rome with love, Noi due, Due dozzine di rose scarlatte, La giornata di uno scrutatore, Te’ in casa Dolby, Il mistero della casa stregata, l’ Avvocato Porta, Sei Forte Maestro, Cronaca nera, Linda e il brigadiere, Provincia segreta, Un posto al sole, Carabinieri, Un medico in famiglia, Il commissario Rex, Baciato dal sole ed altro ancora, con tanti colleghi di grande talento, come Paolo Triestino, Emanuela Grimalda, Marina Suma, Ernesto Mahieux, Emilio Solfrizzi, Ornella Muti, Terence Hill, ecc. Le passioni sono talmente tante, che per questo ti confermo che è un casino definirmi, inquadrarmi e soprattutto ricordare tutto. E tra l’altro non mi piace parlare troppo di ricordi ne tantomeno farmi etichettare. Ciò che mi rende felice è che ho avuto un bel po’ soddisfazioni , nel senso che la curiosità mi ha spinto a tentare quasi tutto tra le mie passioni e molto lo devo anche alla faccia da schiaffi che mi ritrovo. Sono felice di questo, nutro tantissime aspirazioni e tendo a non fermarmi mai, anzi…appena avrò tempo cerchero’ di portare a termine anche altri progetti. Sempre in pista, insomma.
Sei anche uno scrittore giusto ? Scrivi sceneggiature?
Ho scritto due romanzi e già nel momento in cui li scrivevo, li immaginavo trascritti come sceneggiature, quindi li vedevo già sotto forma di immagini. Nella scrittura sono molto sintetico, frammentato, senza ridondanza di aggettivazioni o forme pleonastiche, utilizzo sempre periodi incisivi, brevi, a differenza di quando parlo perché tendo ad essere prolisso ed impetuoso. Di sicuro in questo per me la scrittura ha anche un qualcosa di terapeutico. Ho scritto appunto due romanzi, Deseado che è stato anche molto apprezzato dall’Ambasciatrice argentina in Italia, che non a caso è proprio di quella regione, la provincia di Misiones sulle cascate dell’Iguazu’, dove e’ ambientata la storia e poi ho scritto Prove di Astuzia, romanzo con seconde letture, che narra di 5 amici e di una classica citta’ di provincia, tra un presunto Kandisky da espertizzare, un bordello di lusso oltre confine e la fuga dalla noia e dalla consapevolezza inespressa dei loro fallimenti. La scrittura è un’altra delle passioni che mi ha dato risultati insperati. Ad esempio una poesia che ho scritto, è apparsa, anche tradotta in inglese ed in spagnolo, in una raccolta intitolata Desaparecidos-Vite rubate, dedicata a tutte le persone scomparse durante le dittature cilene ed argentine ed è accanto a poesie di Alda Merini e di altri importanti poeti latino-americani. Al punto tale che mi sono sorpreso io stesso di come sia potuto accadere.
L’incontro che professionalmente ti ha segnato?
Di sicuro quello avvenuto 5 anni fa sul set di To Rome with Love di Woody Allen. Vedermi diretto da un genio indiscusso come lui è stato fantastico e poi ho conosciuto persone speciali come Penelope Cruz, che di tanto in tanto mi faceva tenere in braccio il figlio Leonardo e poi scattava delle foto da mandare al compagno, Javier Bardem. Oppure penso all’incontro con Gigi Proietti, bravissimo ed umile e la mitica Barbara Bouchet. Ma sicuramente l’incontro più emozionante è stato a Terni con Gastone Moschin e Valeria Fabrizi, durante le riprese di Sei Forte Maestro, e con il resto del cast, con Emanuela Grimalda, di cui interpretavo il marito. Tra i tanti, Emilo Solfrizzi, Massimo Ciavarro, Gaia De Laurentiis ed il regista Fabrizio Giordani, di cui sono anche amico, sono persone molto piacevoli. Non potro’ mai dimenticare una sera in cui ero a cena a Terni con Valeria Fabrizi che mi parlava di Walter Chiari e del Quartetto Cetra e con Gastone Moschin che mi raccontava aneddoti di Ugo Tognazzi, Renzo Montagnani o di Adolfo Celi sul set di Amici Miei. Anche nella musica è stato così: ho cominciato nei villaggi vacanze, cantando nei piano-bar e nelle commedie musicali e poi tre anni fa c’è stato un contest (Pov MusicLab) a cui ho partecipato con una cover ed un inedito, che non ha vinto ma è arrivato alla fase finale. Il brano Can’t you see (c’e’ il videoclip su Youtube) è piaciuto tanto ed è stato inserito in una compilation al fianco di altri di Stefano Bollani ed è anche stato scelto come base per uno spot di un’agenzia di viaggi. Insomma, non mi pare poco. Continuando nel solco musicale, adesso ho vari progetti, anche con l’amico saxofonista Nick Mantovani e non solo, con un quartetto difatti vorremmo realizzare delle cover, inediti e un progetto charity. Ma resta il sogno di poter cantare con una big band o un’orchestra. Insomma la fantasia e l’entusiasmo non mi mancano di certo. Chissa’…
Hai realizzato quasi tutti i tuoi sogni, ma se non avessi fatto questo, se non fossi diventato un artista, oggisaresti ? Insomma esisteva un Piano B?
Probabilmente mi sarei dedicato alla comunicazione e al marketing, o sarei stato un counselor, perché questo è un settore che mi incuriosisce molto e che ho esplorato in America, dove da adulto ho vissuto per qualche anno. Ma c’era anche un piano C, quello dei miei che mi volevano impiegato in banca o professore. Mio padre era ragioniere ed era un uomo di ufficio. Mia madre lavorava in un negozio di abbigliamento. E poi avendo i cugini avvocati e professori, era quasi un destino segnato. Ricordo che furono loro a raccomandarmi per un concorso in banca ma quando, il giorno del concorso, mi fu chiesto perché fossi lì, risposi che non mi importava nulla di quel concorso, che le banche non mi piacevano (gia’ da allora avevo le idee chiare, vedi) e che ero stato raccomandato ! E così si infranse il sogno dei miei ma…inizio’ il mio.
C’è qualcosa, un ruolo che non hai interpretato e che ti piacerebbe interpretare?
Spesso sono stato vicinissimo ad interpretare ruoli molto importanti ma se devo sognare, mi piacerebbe fare Americani (Glengarry Glen Ross) di David Mamet, commediografo, sceneggiatore e regista i cui diritti sono stai presi in Italia da Luca Barbareschi oppure in un altro suo testo stupendo come Variazioni sull’anatra (Duck variations). Io amo il teatro come vita, il teatro non declamato, non impostato, non pieno di pathos estremo, perché quello mi annoia e non lo sopporto proprio, esattamente come tutte le cose troppo snob e post radical chic. Poi se devo proprio sognare in grande e delirare, mi piacerebbe recitare con Robert De Niro e spesso, lo ammetto, mi sveglio dopo aver sognato di duettare sul palco con il redivivo Frank Sinatra. Ma in fondo sto bene così, perché so che tutto quello che ho fatto e realizzato è una cosa mia, a prescindere dai risultati. E’ roba mia, che sento dentro e che so che mi appartiene. E questo mi fa star bene.
A chi vuoi dire grazie oggi?
Alla mia passione, che se fosse stata seguita da altrettanta costanza…e soprattutto a mia madre, che silente e spesso non condividendo, non mi ha comunque contrastato troppo nonostante il desiderio suo e di mio padre di vedermi appunto nei panni di un tranquillo impiegato di banca o di uno stimato professore. Ad un certo punto anche loro si sono arresi e hanno capito che questa era la mia strada, anzi mi ha riempito di emozione accorgermi che spesso mio padre parlava con orgoglio di me in mia assenza o vedere mia madre che ancor oggi si commuove per me ed e’ partecipe attivamente di tutta la mia vita. Ringrazio gli episodi e le persone, gli artisti che mi hanno folgorato, dal primo concerto di Bacharach a quello di Sinatra, ai primissimi sceneggiati televisivi visti ed interpretati da Giancarlo Zanetti, Alberto Lupo, Ferruccio De Ceresa, Giorgio Albertazzi e che avevano colonne sonore incantevoli a firma Berto Pisano o Ennio Morricone, per citarne due. Tanto avrò sicuramente dimenticato qualcuno ed anche qualcosa di mio in questa gradita intervista: come mia abitudine. Te l’ho detto che sono un casino e non riesco ad essere ordinato o metodico: nemmeno sono in grado di compilare la lista della spesa il sabato e arrivo sempre in ritardo…figurati !19198643_1344324415688107_1362422471_n19206370_1344320162355199_773495916_n19251048_1344324495688099_2098366763_n19244130_1344320412355174_1717912367_n

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